“Ben oltre il giusto e lo sbagliato c’è un campo, ti aspetterò
là”.
E’ una citazione del poeta Rumi, mistico sufi, ripreso dall’autore
a pagina 273. È un punto cruciale, il numero 500 dei mille microcapitoli di cui
è composto il libro. 500 capitoli la prima parte e 500 la seconda, a calare.
Una costruzione geniale che in un primo momento può disorientare e questo è forse
l’aggettivo che più si confà a questo libro. Disorienta. Per mille motivi.
Inquieta, smarrisce e così deve essere.
E’ pressoché impossibile pensare di fare una vera e propria recensione,
perché non si può collocare in alcun genere letterario. Incontriamo la storia,
quella recente e quella del passato; incontriamo la saggistica, la geografia e
l’ornitologia. Avete capito bene, anche l’ornitologia fa parte della folle genialità
di questo testo. E’ tutto da leggere. Quello che più colpisce, però, è la
testimonianza viva di due protagonisti, Bassam e Rami, uno palestinese e l’altro
israeliano e della loro storia di vita che li vede uniti da un tragico destino.
La finzione c’è anche se il lettore non riesce assolutamente a riconoscerla,
incerto se credere o meno a quello che vede, esposto alla violenza della guerra
e dell’odio, incatenato alla pagina dal desiderio di capire come si possa per
davvero costruire un percorso di pace e riconciliazione. È questo il messaggio
fondante del libro: si può perdonare, si può riconoscere un cammino che porti
alla pace. Si può se si vuole.
Bassam e Rami ce la fanno, diventano testimoni reali di un
percorso che allontana ogni idea di sopruso, morte, inimicizia. L’autore
racconta la storia della nascita del Parents Circle Family Forum, una realtà
viva che ha bisogno di sostegno concreto. Al lettore suggerisco di non
tralasciare i ringraziamenti, perché è proprio lì che si possono trovare le
indicazioni su come supportare alcune ONG che lavorano per la pace tra israeliani
e palestinesi, testimoniano che c’è chi si sta dando da fare per tentare di
superare le logiche di morte dei governi.
Forse non si è capito molto da queste righe che ho scritto, le
emozioni che mi hanno attraversato lungo tutto il libro, le sue 518 pagine sono
plurime e molto vive, ti prende la bocca dello stomaco e ne esci con il desiderio
di darti da fare, di esserci anche tu a dare una mano a queste persone che
negli occhi dell’altro vedono sempre un altro sé stesso, una persona, un uomo o
donna, un bambino.
E’ un libro portatore di pace, importantissimo, articolato,
poliedrico ma con un unico obiettivo: conoscere e far capire la complessità e
imparare che la verità non è mai una sola. Giudicare non è possibile, costruire
pace si.
Chiudo con un’altra citazione, presa da pagina 58:
“Stare con te o non stare con te è la misura del tempo”.
È una frase di Borges, spero che vi aiuti nel desiderio di leggere
quanto prima questo Apeirogon. Mai titolo è stato più calzante di
questo.

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