Gli ultimi giorni di dicembre si portano sempre dietro un sentore di bilancio. Siamo abituati a leggere le classifiche di ogni genere dagli omicidi ai conti bancari, da statistiche legate alle malattie a quelle sulle imprese sportive. E' una ruota che gira, questo nostro tempo, e giustamente guardarsi un pochino indietro per cogliere ciò che è stato dovrebbe avere la funzione di valutare ciò che abbiamo fatto bene e ciò che avremmo potuto migliorare, ciò che ci è accaduto di negativo e ciò che invece ha allietato le nostre giornate. Ci sono successi e fallimenti, delusioni e vittorie e questo si chiama semplicemente vita, perchè la vita porta gli alti e bassi, le fatiche e le gioie.
Nella mia quotidianità io sono solita fare un piccolo gioco prima di addormentarmi, più che il classico esame di coscienza cerco di ricordare almeno una cosa bella che mi è successa durane la giornata. Non una cosa straordinaria, ma bella. Sto facendo questo esercizio da molto tempo ormai e mi sto accorgendo che faccio fatica a selezionare, perchè nel momento in cui si indossano gli occhiali della curiosità e dello stupore, le cose belle che ci attorniano sono tantissime. E' vero, qualcuno potrebbe obiettare che ci sono tante brutture, condivido, ma se non impariamo a indossare l'occhiale che sa cogliere la bellezza finiremo inevitabilmente per imbruttire anche noi.
Non si tratta di negare ciò che non funziona, non si tratta di bypassare le cose che andrebbero migliorate, ma si tratta di aprire il cuore al bello. Ce n'è tanto per davvero.
Ogni giorno fa capolino un dettaglio, il pettirosso che si posa sulla siepe, i cristalli di ghiaccio sul vetro, il sorriso della vicina di casa quando le ho dato il buongiorno, il rosso della montagna all'alba, gli occhi del mio uomo verdi come quelli di mio nipote, la stretta di mano della signora all'ufficio postale, gli addobbi bislacchi dell'albero di Natale mezzo storto che però fa tanta tenerezza perchè fatti da un bambino. Potrei proseguire per delle ore, sono piccole gemme di bellezza dell'ogni giorno, piccole perle che aiutano a credere ancora nella possibilità di essere migliori. Le mie giornate sono punteggiate di questo e fa bene al cuore addormentarsi con questo piccolo rituale.
E' successo anche qualcosa di super durante questo mio anno, è nato il mio secondo nipotino, Emanuele, una gioia immensa.
Ho potuto lavorare con persone molto belle in progetti legati all'ambiente, alla possibilità di educare alla salvaguardia del nostro mondo.
Ho accolto e lavorato con molte famiglie e nel momento in cui ho raggiunto obiettivi di sostegno ho capito la grande importanza di questo mio lavoro.
Ho pubblicato un libro, anzi due ma il secondo non è ancora in commercio, un bel successo che dà quel giusto impulso a continuare perchè i riscontri sono molti.
Voglio soffermarmi su questa positività, tenendo dentro anche la malattia, gli acciacchi, la morte che si è portata via qualche persona cara. Fa tutto parte di questa nostra vita.
Ho coltivato amicizie, poche ma intense e buone, ho approfondito temi e libri che mi stanno a cuore, ho abbracciato e sono stata abbracciata da tutti i miei allievi di yoga, una risorsa inesauribile e meravigliosa.
Dunque, direte voi miei cari lettori, il tuo anno è stato tutto all'insegna della positività? Sei così fortunata?
Si, sono fortunata perchè ho imparato a convivere anche con le notizie nefaste, con l'animo umano che non ha più idea di che cosa sia la parola prossimo, con l'aridità che molti stanno esprimendo, con la guerra, la violenza, l'ingiustizia.
Il mio grazie alla vita è dato proprio da questo poter vivere guardando il bello nonostante tutto il brutto e solo guardando il bello trovo la forza per lottare quotidianamente contro tutte le brutture. Giorno dopo giorno, senza mollare.
Auguro a tutti di poter fare un bilancio come il mio, partendo da se stessi e dalla propria capacità di cogliere ogni piccolo dettaglio positivo per poter costruire quel mondo che tutti vorremmo.
E chiudo con una frase di Etty Hillesum, un'autrice che ha impegnato tutto il mio 2025 assieme a Mancuso, Rilke, Simone Weil e Hannah Harendt:
"E alla fine di ogni giornata sento il bisogno di dire: la vita è davvero bella".
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