Denise, la chiamo così con familiarità come fosse una
persona frequentata, la figlia di un’amica; Denise non ce l’ha fatta. Non ha
retto alla fatica di una vita nascosta, residenze continuamente cambiate come i
nomi sui documenti. Una vita in fuga o forse sarebbe meglio dire una vita in cattività, celata ai più, cancellata dal mondo dei vivi. Pochi hanno conosciuto
il suo vero volto, per essere protetta ha dovuto nascondersi o mascherarsi.
Quando, diciassette anni fa, Lea Garofolo è stata uccisa continuavo a pensare a
quella figlia adolescente che di colpo si è trovata nelle peggiori situazioni
di orfanità: il padre uccide la madre con la collaborazione del fidanzato. Chi
non uscirebbe di testa?
Una madre uccisa perché ha voluto parlare, mettere fine alle
menzogne di mafia, uscire da quel codice d’onore dove le donne devono insegnare
ai figli a disprezzare chi parla, chi vuole la verità, chi cerca una vita
onesta.
Il marito di Lea non ha esitato a far fuori la moglie e non ha
pensato alla figlia, a cosa lasciava in eredità. Forse sperava che Denise lo
avrebbe scagionato, invece è stata proprio lei a testimoniare contro il padre.
E da lì l’inferno è stato raddoppiato. Il padre incarcerato, tutti quelli
coinvolti nell’atroce assassinio di Lea incarcerati e lei incarcerata come
loro. Non in un penitenziario ma costretta a una non vita.
Ho pensato tanto a quella ragazzina diciassettenne, aveva la
stessa età di mia figlia. Due mondi paralleli e tanto distanti, il mio cuore di
madre ha sanguinato al solo pensiero di quale vita avrebbe condotto quella povera
ragazza.
E quella vita l’ha inchiodata, impossibilitata a fare quello
che tutti i ragazzi e ragazze fanno, a vivere alla luce del sole. La sua colpa
è stata quella di essere figlia di una collaboratrice e lei stessa ha voluto
portare avanti il testimone della madre.
Un peso inaudito, feroce, troppo duro.
Dicono che Denise abbia messo al mondo un figlio, dovrebbe
avere quattro anni. Ho un nipotino della stessa età, ancora una volta mi
vengono i brividi a pensare a come la vita faccia fare percorsi paralleli.
Denise, se davvero è stata madre, non ha saputo trovare la forza per aggrapparsi
a quella giovane vita. Don Ciotti ha parlato di perdita di equilibrio. Io penso
che forse, proprio in virtù del suo essere madre, Denise non si sia suicidata.
E’ stata uccisa da una vita impossibile, da una storia insostenibile.
Spetta a noi continuare la lotta, non fingere di non aver
sentito né visto le cose che stanno accadendo. Tocca a noi portare avanti il
testimone di Lea e Denise e le tante collaboratrici di giustizia ammazzate anche dall'indifferenza generale, che troppo
spesso finiscono nel dimenticatoio.
Denise non si è ammazzata, è stata ammazzata anche lei. Pensiamoci.
Per chi ci crede, come ha detto don Gigi, lei ora è nell’abbraccio
di sua madre. Sarebbe stato tanto bello poterle vedere abbracciate qui sulla
terra.

Nessun commento:
Posta un commento