11 settembre 2026

LEA E DENISE: MADRE E FIGLIA VITTIME DELLA STESSA SORTE TERRIBILE

 


Denise, la chiamo così con familiarità come fosse una persona frequentata, la figlia di un’amica; Denise non ce l’ha fatta. Non ha retto alla fatica di una vita nascosta, residenze continuamente cambiate come i nomi sui documenti. Una vita in fuga o forse sarebbe meglio dire una vita in cattività, celata ai più, cancellata dal mondo dei vivi. Pochi hanno conosciuto il suo vero volto, per essere protetta ha dovuto nascondersi o mascherarsi. Quando, diciassette anni fa, Lea Garofolo è stata uccisa continuavo a pensare a quella figlia adolescente che di colpo si è trovata nelle peggiori situazioni di orfanità: il padre uccide la madre con la collaborazione del fidanzato. Chi non uscirebbe di testa?

Una madre uccisa perché ha voluto parlare, mettere fine alle menzogne di mafia, uscire da quel codice d’onore dove le donne devono insegnare ai figli a disprezzare chi parla, chi vuole la verità, chi cerca una vita onesta.

Il marito di Lea non ha esitato a far fuori la moglie e non ha pensato alla figlia, a cosa lasciava in eredità. Forse sperava che Denise lo avrebbe scagionato, invece è stata proprio lei a testimoniare contro il padre. E da lì l’inferno è stato raddoppiato. Il padre incarcerato, tutti quelli coinvolti nell’atroce assassinio di Lea incarcerati e lei incarcerata come loro. Non in un penitenziario ma costretta a una non vita.

Ho pensato tanto a quella ragazzina diciassettenne, aveva la stessa età di mia figlia. Due mondi paralleli e tanto distanti, il mio cuore di madre ha sanguinato al solo pensiero di quale vita avrebbe condotto quella povera ragazza.

E quella vita l’ha inchiodata, impossibilitata a fare quello che tutti i ragazzi e ragazze fanno, a vivere alla luce del sole. La sua colpa è stata quella di essere figlia di una collaboratrice e lei stessa ha voluto portare avanti il testimone della madre.

Un peso inaudito, feroce, troppo duro.

Dicono che Denise abbia messo al mondo un figlio, dovrebbe avere quattro anni. Ho un nipotino della stessa età, ancora una volta mi vengono i brividi a pensare a come la vita faccia fare percorsi paralleli. Denise, se davvero è stata madre, non ha saputo trovare la forza per aggrapparsi a quella giovane vita. Don Ciotti ha parlato di perdita di equilibrio. Io penso che forse, proprio in virtù del suo essere madre, Denise non si sia suicidata. E’ stata uccisa da una vita impossibile, da una storia insostenibile.

Spetta a noi continuare la lotta, non fingere di non aver sentito né visto le cose che stanno accadendo. Tocca a noi portare avanti il testimone di Lea e Denise e le tante collaboratrici di giustizia ammazzate anche dall'indifferenza generale, che troppo spesso finiscono nel dimenticatoio.

Denise non si è ammazzata, è stata ammazzata anche lei. Pensiamoci.

Per chi ci crede, come ha detto don Gigi, lei ora è nell’abbraccio di sua madre. Sarebbe stato tanto bello poterle vedere abbracciate qui sulla terra.

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