31 agosto 2026

POVERI CANI...


 Poveri cani...

Provocatorio? Forse sì. Mai come quest’anno ho avuto modo di incontrare tanti cani, proprio così. Il ridente paesino dove abito è stato letteralmente invaso dagli amici a quattrozampe.

Fin qui nulla da eccepire, anche se le considerazioni da fare sarebbero tantissime.

Il cane è il miglior amico dell’uomo, nelle reminiscenze scolastiche tutti abbiamo gioito quando Argo ritrova Ulisse, tema tra l’altro molto d’attualità visto il kolossal di Nolan.

Forse molti di noi hanno avuto il piacere di avere un quattrozampe come compagno di avventura, di crescita. Personalmente ho condiviso 12 anni con un pastore tedesco e ben 19 con una gattina ma..

Ma…erano animali. Stavano al loro posto ed erano profondamente rispettati nella loro natura. Avevano un loro luogo dove dormire, mangiare, fare i loro bisogni. Il cane stava all’aperto, aveva il suo odore di cane. La gatta stava in casa ma aveva il suo cesto e solo se le davo il permesso poteva accoccolarsi accanto a me sul divano.

Normale, direte voi, a quanto pare non lo è più.

Il sindaco del mio paese ha dovuto far affiggere volantini in giro per le vie per sollecitare i padroni a rispettare l’igiene, a rispettare i luoghi. Da notare che da un paio di anni è stata costruita una vasta area sgambamento cani in pineta, a fianco del parco giochi dedicato ai bambini.

I cani non hanno colpa, per questo sottolineo il titolo, “poveri cani”. Il fatto è che gli umani non hanno più idea di come ci si possa comportare. I cani hanno libero accesso ovunque, al supermercato, in qualsiasi negozio, al bar, al ristorante.

Mi sono trovata a uscire io dal ristorante nel momento in cui il cane al tavolo vicino al mio stava mangiando nel piatto della padrona.

Inizio a provare schifo, per quel cane che ha fatto la pipì accanto all’altalena su cui si dondolava il mio nipotino, per quel cane che ha fatto pipì sulla portiera della macchina all’altezza della maniglia ( e non era la macchina del suo padrone); per quel cane che ha fatto la cacca nel mio giardino e lì è rimasta.

Povere bestie, non c’entrano nulla ma chi sta con loro ha la responsabilità di un comportamento quantomeno civile.

Che possiamo fare? Solo accettare, per il quieto vivere, che non ci sia distinzione tra animali e uomini? Possono andare ovunque e fare quello che vogliono, possono essere maleducati così come lo sono i loro padroni.

E poi…i padroni si fanno chiamare mamma e papà…

Ma su questo magari ci torno il prossimo giro… Poveri cani…

12 agosto 2026

FERIE, TEMPO DI LETTURE: VENEZIA


 Su ogni blog che si rispetti, sotto Ferragosto ci sono indicazioni di lettura.  Più o meno le rubriche si intitolano: “Letture sotto l’ombrellone”, immaginando che un buon tempo possa essere quello trascorso in spiaggia. Io, che pur essendo nata sotto il segno dei Pesci aborro le spiagge, intitolerei la mia rubrica “Letture sotto il larice”. Vabbè, a parte questi convenevoli, ho appena ultimato la lettura di “Il fuoco di Venezia”. E’ difficile che io legga romanzi, amo molto i saggi o alcuni “mostri sacri” che fanno parte della mia formazione. Magris, Pamuk, Murakami Haruli, Deledda, Némirovsky, Mann, Grossmann, solo per citare alcuni.

Elena, una cara amica, me l’ha regalato, accompagnato da un bel biglietto che tra le altre cose diceva:”…scoprirai la Venezia della mia infanzia…”

Mi ha incuriosito, confesso di non aver mai letto nulla dell’autore, Giovanni Montanaro. Ho iniziato e già mi ha commosso il fatto che la protagonista principale si chiamasse Elena come la mia amica.

E’ una storia d’amore, un amore importante e contrastato, un po’ come tutte le storie che non sono “regolari” ed è una storia di vetro. Vetro di Murano.

Si entra nell’affascinante mondo dei soffiatori, si scoprono segreti che ai più non è dato conoscere.

Quello che mi ha maggiormente colpito è il racconto di questo amore viscerale per il vetro, per la fornace, attività tramandata di padre in figlio.

Oltre a questo c’è Venezia, l’amore per la città e una sorta dimuta disperazione per il cambiamento avvenuto in meno di un secolo.

Una Venezia che si è trasformata, da perla dell’Adriatico a macchina per far soldi.

Ho memoria della Venezia di quando ero bambina e almeno un paio di volte all’anno si andava in gita tutta la famiglia. Gli odori, i rumori, le passeggiate nelle calli e il naso appoggiato alle vetrine che proponevano tutti quegli oggetti colorati in vetro, bellissimi nella loro fragilità. Ho poi frequentato a lungo Venezia per lavoro e nel libro ritrovo i luoghi, le calli strette, Fondamenta Nuova, la Toletta, il Ghetto, Cannaregio e san Tomà, i vaporetti pieni di pendolari. Poi, negli ultimi anni, la costipazione di turisti, una città che ha perduto via via la sua identità.

L’autore racconta una parte della storia del nostro Paese sempre punteggiata dalle vicissitudini di Venezia che cambia, si trasforma, diventa totalmente altro.

Non posso non ricordare alcune frasi di Guccini, dove nella sua canzone Venezia del 1981 diceva:

Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare

La dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi

Venezia la vende ai turisti che cercano in mezzo alla gente l'Europa o l'oriente

Che guardano alzarsi alla sera il fumo o la rabbia di Porto Marghera.

(…)

Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità

Del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega.”

Montanaro, in sintesi, sottolinea proprio questi aspetti della sua città, una Venezia che si è totalmente venduta.

06 agosto 2026

GRAZIE CARO FRANCESCO

 

Ci sono poeti che aiutano a conoscere l’animo umano, raccontano la vita e Guccini è stato uno di questi.

Quando ho saputo della sua morte ho provato quella tristezza che accompagna le persone care, ho perso uno zio che attraverso le sue canzoni e poesie ha saputo aiutarmi in alcuni momenti cruciali della mia vita.

Come non riandare con il pensiero al mio caro nonno ascoltando “Un vecchio e un bambino?”. Dava voce a quegli insegnamenti legati alla terra, al profumo di buono, al rammarico per il mondo che stava cambiando. E che dire poi di “Canzone per un’amica?” Purtroppo, ho attraversato quella tragedia, la strada mi ha portato via un caro affetto ed è stato Guccini ad aiutarmi a dare voce a quel dolore. Ho consumato letteralmente il vinile.

Gli anni dell’adolescenza sono stati punteggiati dai dischi contenuti in “Via Paolo Fabbri 43” musica vietatissima da mio padre e per questo super ascoltata, con quelle parolacce impronunciabili che però facevano il paio con “Porci con le ali” della Ravera.

Anni di ribellione, di desiderio di riscattarsi solo per il fatto di essere giovani, voglia di dire la nostra senza accettare pedissequamente quel mondo adulto che voleva trasformarci in “bravi ragazzi”.

E poi le prime vere disquisizioni filosofiche e le domande sul senso della vita.

“Auschwitz” è senza dubbio una delle canzoni più amate proprio perché riusciva a comprendere quelle inquietudini che hanno attraversato gli anni giovanili, come è possibile che vi sia stato un Olocausto, come è potuto accadere tutto ciò? Aveva davvero ragione Nietzsche a dire che Dio è morto? Era morto davvero?

E via avanti, a punteggiare le nostre esistenze con riflessioni politiche, amare sulla fine del sogno di poter cambiare le cose.

Ho conosciuto meno il Guccini scrittore di gialli, ma ho continuato e continuo ad ascoltare e a cantare le sue canzoni.

Quante serate in gruppo a suonare la chitarra e a cantare Guccini e De Andrè. I due mostri sacri che hanno parlato al posto nostro.

Che dire? Grazie Francesco!

02 agosto 2026

LO YOGA TRA LE PIANTE DI LAVANDA

 


Praticare yoga all’aperto è il top. E’ come dare vita a quello che costantemente si dice all’interno di una pratica: connessione con Madre Terra, relazione profonda con il cielo che sta sopra di noi, trarre energia dall’aria che accarezza la pelle, accogliere i raggi del sole che scaldano e baciano gli occhi che, mantenuti chiusi per meditare, diventare scenario possibile di un mondo “oltre”.

Tutto questo è realizzazione, perché all’aperto, con il corpo a contatto con l’erba, i fiori, il terreno non è necessario immaginare ma si può realmente sperimentare.

Grazie a Molli, proprietaria e custode di un bellissimo lavandeto a Forni di Sotto, l’esperienza yoga nella natura è diventato realtà. Abbiamo iniziato quasi per sfida, durante i week end di luglio, con un risveglio all’alba e un rilassamento al tramonto. E’ piaciuto, ci è piaciuto e allora lo abbiamo fatto diventare un appuntamento fisso durante l’estate.

Al tramonto, per conciliare bene la chiusura della giornata con il ritirarsi del sole, continuiamo a praticare dentro il lavandeto.

Sono poche le spighe di lavanda, ormai, sono state raccolte per diventare sacchetti profumati confezionati in ricamificio, sono diventate olio essenziale sapientemente distillato da Molli, ma le piante ci sono.

L’esperienza di yoga in natura ha consentito ai partecipanti di fare qualcosa di straordinario: immergersi totalmente nel profumo di lavanda, accogliere il beneficio di quell’essenza che rallenta il ritmo cardiaco, calma ogni inquietudine, sollecita il pensiero bello e positivo.

Abbiamo iniziato ogni volta semplicemente camminando a piedi nudi, la pianta dei piedi ha la sua saggezza e raccoglie, racconta, accumula sensazioni belle, piacevoli. Dopo la passeggiata ci siamo fermati e abbiamo scelto il nostro posto, disponendo il tappetino tra i filari. Abbiamo poi accarezzato le piante, ci siamo nutriti del colore argenteo delle piccole foglie, quando c’erano, abbiamo strizzato i chicchi delle spighe per portare poi le mani alla faccia e annusare profondamente, inebriandoci quasi.

Solo a quel punto abbiamo iniziato a muovere il corpo, ho scelto asana di apertura per accogliere la bellezza delle montagne che hanno fatto da cornice e alcuni asana di chiusura per ringraziare avvitandoci su noi stessi, consapevolmente felici del luogo che ci accoglieva e della qualità di ciò che stavamo facendo.

È tutto natura, siamo natura, siamo cielo e vento, montagne e fiori, terra e piante. Quanta bellezza attorno a noi e perché no, quanta bellezza da scoprire dentro di noi.

L’esperienza continua per tutto il mese di agosto, le informazioni presso Molli al Ricamificio di Forni.

HILLESUM, FORNARI E LA VIOLENZA DENTRO DI NOI

E tty Hillesum non ha conosciuto Franco Fornari, lei nata nel 1914 lui nel 1921.  Lei in Olanda, lui in Italia. Lei è morta ad Auschwitz n...