27 aprile 2026

INFANZIA, TEMPO SEMPRE LIETO?

Quando pensiamo all’infanzia veniamo colti da quelle sensazioni dolci che sanno di odori buoni, la pasta Fissan, il latte, due guanciotte rotonde e la tenerezza che ogni neonato suscita in noi.

Quando, come accade purtroppo troppo spesso, sentiamo notizie legate alla violazione dell’infanzia, capita di rimuovere, non voler ascoltare, passare oltre perché fa troppo male.

Fa male vedere bambini che non hanno di che nutrirsi, morire sotto l’assurdità dei bombardamenti, annegare in mare perché il barcone su cui erano alloggiati assieme alle loro madri affonda.

Rimaniamo senza possibilità di agire e la frustrazione ci coglie alla sprovvista, ad esempio, quando ci troviamo di fronte alla disperazione di una madre che, vinta dal suo “male di vivere” non trova altra strada che quella di affidarsi alla morte. Assieme ai suoi bambini.

Il nostro pensiero va a quei bambini, gemme di vita spente prima ancor di capire come fare a sbocciare.

Che dire poi dei tanti, troppi bambini e bambine vittime di una fatica emotiva adulta che non sa gestire la propria aggressività e presi dalla rabbia li scuotono, causando danni irreparabili.

In questi giorni in alto Adige si svolgono varie attività volte a sensibilizzare tutta la popolazione sul rischio della sindrome da bambino scosso.

Ci chiediamo se possiamo fare qualcosa, io me lo chiedo di continuo.

Possiamo continuare a far finta di nulla? A seguire il nostro piccolo orto senza guardare mai al di là della nostra staccionata?

I sociologi ci dicono che mai come in questa epoca il narcisismo imperante ha fatto si che non si riesca a vedere e cogliere il bisogno del vicino.

Se per quel che riguarda i grandi temi come le guerre imposte dal matto di turno non possiamo fare granché, per quel che riguarda i temi più piccoli ma non per questo meno importanti ognuno di noi può fare la sua parte.

Mi riferisco alla possibilità di creare vicinanza, comunità. Cogliere segnali senza girarsi da un’altra parte.

La giovane mamma che è sola e non ha con chi confrontarsi. È compito delle istituzioni fare rete questo è vero, ma dove non arrivano i servizi? Possiamo noi diventare servizio?

Nelle piccole comunità si conoscono tutti, è più facile dare una mano. Nei condomini è facile sapere se c’è una persona sola che può essere supportata.

Proviamo a chiederci come fare a fare rete, seppur piccola e fatta di pochi numeri. La rete, e non solo quella che si mette sotto l’equilibrista quando sale su di un trapezio, può salvare vite.

Ognuno di noi può sensibilizzare almeno un’altra persona, sul baby blues, sulla sindrome da bambino scosso, sul danno che ogni sculacciata può produrre a un bambino, sul corretto uso di videoschermi con i bambini piccoli.

Ognuno e ognuna di noi può creare un piccolissimo pezzettino di comunità, fa bene a noi per primi.

Ridiamo infanzia a chi ha il diritto di viverla e ritroviamo il senso di dire nuovamente un noi comunitario.

 

22 aprile 2026

FESTA DELLA TERRA:LA NATURA E' MAESTRA




In occasione della festa della Terra ricordo il mio libro sull'importanza della Natura come maestra di vita

Mano a mano che il tempo passa e che cogliamo le evoluzioni infantili ci rendiamo conto che non si può prescindere dalla Natura. I bambini hanno bisogno di aria aperta, di fiori e animali ed erba, hanno bisogno di rischiare per misurare le loro potenzialità. Questo libro stimola gli adulti a far fare esperienze di Natura ai più piccoli, a imparare a guardarsi attorno, a entrare in relazione con un mondo meraviglioso che ha bisogno di essere amato e rispettato. Ma è anche un libro che vuol attivare la riflessione personale per un percorso individuale dove la Natura è metafora della vita stessa: Natura come Madre della quale non possiamo fare a meno. Rivolto a chi ama scoprire la bellezza per sé e da trasmettere agli altri.

https://www.ericksonlive.it/prodotto/didattica/fai-della-natura-la-tua-maestra/


19 aprile 2026


 Leggere è costruire quella parte di sé in continua evoluzione, è consentire alla nostra mente di mettersi continuamente in discussione e poi di imparare, imparare, imparare.

Farsi male è una delle ultime letture che ho fatto. Lingiardi è un autore per me importante non solo per il suo modo di porre le questioni, mettendo in sintonia i maestri con il presente, ma per la capacità di arrivare direttamente ai temi cosicchè le sue parole giungono a bersaglio per il semplice motivo che parla di ognuno di noi.

Non è un autore semplice ma riesce a rendere masticabile ogni concetto che propone.

In questo “Farsi male” si esplora il masochismo. Prima cosa molto importante, ci aiuta a uscire da quel preconcetto che ha da sempre collocato il masochismo in una sorta di patologia fortemente collegata alla sessualità.

I vari masochismi qui presentati parlano del nostro quotidiano, ci appartengono tutti, chi più chi meno.

Farsi male non è solo tagliarsi, ferirsi o farsi frustare. Farsi male è spesso non rendersi conto di essere dentro storie asfittiche o tossiche, lavorare in ambienti in cui ci si sente intrappolati, essere dentro logiche che apparentemente ci agganciano e ci impediscono di essere finalmente noi stessi.

L’esplorazione individuale è interessantissima, personalmente ho ritrovato molto della mia storia e sono riuscita a capire meglio i passi che ho fatto per uscire da alcune logiche. Mi sono sentita fortunata di aver visto in anticipo determinati ingorghi che rischiavano di affossarmi.

Lingiardi ci conduce per mano senza giudizio, ci aiuta a comprendere che talvolta il nostro malessere può dipendere da noi e dalla nostra incapacità di dare un taglio a determinate situazioni.

Il masochismo vero e proprio viene esplorato ma non è certo il punto centrale del libro. E’ una delle tante forme più o meno malate di rapporti non proprio costruttivi.

Ho trovato molto interessante la parte finale dove si parla di masochismo collettivo, credo che nessuno di noi possa chiamarsi fuori. La storia recente ci ha fornito indicazioni possibili per non ricaderci ma in realtà, a quanto pare, non sono state tenute conto e forse a causa del sottile masochismo collettivo la nostra società sembra molto incline a tuffarsi nuovamente dentro storie già annusate ma non per questo rifiutate. 


09 aprile 2026

14 APRILE ORE 18,00: PRESENTAZIONE CAFFE’ SAN MARCO TRIESTE


Sarà infantile non dico di no, ma presentare un libro all’antico Caffè San Marco di Trieste ha per me un valore immenso.

La prima volta che sono entrata in quel caffè, ormai più di vent’anni fa, ho incontrato quello che per me è sempre stato IL MAESTRO; il professor Claudio Magris. Ricordo la trepidazione quasi da scolaretta.

Lui era seduto “al suo solito tavolo” stava leggendo il giornale. Io timidissima mi ero avvicinata e tremavo come una foglia. Il prof Magris è sempre stato il modello di scrittore eccelso, di una cultura smisurata, era un idolo.

Ricordo che mi accolse come se ci fossimo conosciuti da sempre, da un po’ di tempo ci scrivevamo delle lettere ma non lo avevo mai conosciuto “dal vivo” se non come spettatrice in occasione delle sue conferenze o presentazioni di libri.

L’atmosfera del caffè ha fatto la sua parte, mi sentivo una briciolina, immaginavo le presenze di uomini e donne importanti che avevano calcato quel pavimento.

Rivedevo il profilo di Saba, di Joyce, di Svevo.

Tutta suggestione, non c’è alcun dubbio.

Per me il fascino di quei tempi è rimasto e il desiderio più grande era proprio quello di entrare in quel caffè un giorno come autrice.

Grazie alla casa editrice Orto della cultura di Udine posso coronare il mio sogno.

Il mio libro, “La scala” è forse indegno di entrare dentro quel caffè ma colgo l’occasione e ringrazio in anticipo sia i gestori che lo hanno accolto che la professoressa Kodilja che lo presenterà assieme a me.

Emozione a palla, respirare la cultura dei secoli passati sarà il premio sufficiente per questo mio battesimo triestino.

Non ho mai presentato un libro a Trieste, questa volta lo faccio alla grande, del resto la vicenda si svolge tutta a Trieste in omaggio proprio a quel mio antico amore letterario, il prof Claudio Magris.


 

INFANZIA, TEMPO SEMPRE LIETO?

Quando pensiamo all’infanzia veniamo colti da quelle sensazioni dolci che sanno di odori buoni, la pasta Fissan, il latte, due guanciotte ro...