23 maggio 2026

ANDAR PER NEGOZI…LA MODA E I BAMBINI


 

Non è un tema nuovo e più volte l’ho affrontato ma a mio avviso è interessante ritornarci ogni tanto.

Ho più volte sottolineato quanto il far parte di un gruppo di pari sia importante a ogni età, il mondo adolescenziale è quello a cui maggiormente interessa questo aspetto e anche l’abbigliamento ha a che vedere con l’essere accettati o meno. Gli adolescenti ci tengono a sottolineare una loro personalità senza però uscire dal riconoscimento gruppale.

All’apparenza sembrano tutti uguali in realtà ognuno si distingue e ci tiene a questa sua particolarità. Suggerisco sempre ai genitori di adolescenti di non interferire troppo con la scelta degli abiti, è una cifra importante sia per definirsi all’interno del gruppo che per dare messaggi su di sé. Sovente le ragazze si imitano a vicenda facendo a gara su di un modello estetico rubato alle influencer ma c’è anche chi vuole dichiararsi apertamente diversa e allora adotta uno stile tutto suo fatto anche di abiti all’apparenza poco significativi o che nascondono le fattezze del corpo. Ogni indumento ha il suo perché e non va ostacolato. Resta inteso che alcune regole rimangono come rispetto per sé stessi e i luoghi che si frequentano. Il genitore deve richiedere la decenza e mettere alcuni paletti su ciò che può essere ritenuto offensivo, tipo la pancia fuori per andare a scuola o le mutande a vista per i maschi. Detto questo, non è bene mettere il becco perché l’abito in adolescenza fa parte della mutazione, della migrazione da quel corpo bambino dove la mamma sceglieva i vestiti al corpo adulto tutto da definire e da scoprire.

Ma mi aggancio proprio all’epoca in cui sono i genitori a scegliere gli indumenti per i figli. E’ ancora così?

Guardandosi in giro sembra proprio di no.

Sembra, e sottolineo sembra, - non voglio dare giudizi – che a scegliere gli abiti per i bambini siano gli influencer. No, non quelli su YouTube bensì quelli dettati da cartoni animati e personaggi televisivi. I maschietti sono tutti rivestiti da macchine o mostri vari, supereroi e le femmine dalle varie principesse che si susseguono a seconda dei film che escono da casa Disney e affini.

La pervasione dei media ha invaso le vetrine dei negozi e delle bancarelle dei mercati.

Si può ancora acquistare una semplice maglietta monocolore senza stampe? A quanto pare no a meno che...

A meno che ci si possa permettere brand supercostosi che propongono una moda bimbi spesso impostata su stile classico a imitazione degli adulti.

Dunque, se voglio vestire il mio bambino senza spendere cifre assurde che fare? Rassegnarsi a farlo entrare nella schiera dei vari personaggi inflazionati. Non è anche questo un modo per condizionarli fin dalla tenera età? Aveva ragione Pasolini: il consumismo la fa da padrone a tutti i livelli, il problema è che non ce ne accorgiamo. 

15 maggio 2026

SCEGLIERE LA BABYSITTER:UN CRUCCIO PERENNE


 

La scelta della babysitter è sempre una questione molto delicata. Nel nostro paese c’è il grosso problema della mancanza di figure formate e di un regolamento chiaro per le assunzioni. AL momento i vouchers sembrano la via più tranquilla per chi necessita di poche ore di supporto ma…funziona soprattutto il nero. E ciò non ci piace…

Poche realtà mettono in campo progetti come quello di Bologna intitolato “tata Bologna”. Esiste un elenco di tate qualificate e la possibilità di avere un servizio a domicilio per bambini e bambine fino ai 12 mesi. Ma è piuttosto raro.

Ci sono poi piattaforme digitali come Sitly, Babysits e Supertata, oltre a realtà specializzate come Baby-Xitter per bambini con disabilità ma ovviamente solo alcune città hanno la possibilità di avere tali servizi. Anche in questo caso il Sud è fortemente penalizzato così come per i servizi rivolti alla prima infanzia.

Nella maggior parte dei casi le famiglie si affidano a “ragazze” che “tengono i bambini”. In alcuni casi ci sono agenzie che propongono anche tate oltre a badanti e colf, ma siamo lontani anni luce da quello che vediamo nei paesi nordici.

Sovente ci affidiamo alla studentessa che ama tanto i bambini o alla signora che ha perso il lavoro e allora si ricicla come tata o ancora alla mamma che avendo i figli a scuola si prendere del tempo per seguirne altri.

Un gran caos insomma.

Per mettere in regola queste lavoratrici è importante prima di tutto capire la differenza tra babysitter e tata: le baby sitter, di solito, lavorano per una famiglia per brevi periodi e svolgono compiti di base nella cura dei bambini, mentre le mansioni più complesse, accompagnate da uno stipendio più alto e da un contratto a lungo termine, sono riservate alla figura della tata che dovrebbe avere una laurea specifica e referenze certificate.

Da un’indagine svolta da SWG un paio di anni fa risulta che solo il 36% delle babysitter è messo in regola, queste per la maggior parte lo sono grazie ai bonus babysitter che alcune regioni hanno messo in campo.

La maggior parte delle famiglie vorrebbe avere delle persone qualificate, meglio se giovani, con creatività e competenze e levate e con una buona flessibilità oraria.

Nella speranza di trovare persone effettivamente ben preparate, vediamo quali sono gli aspetti fondanti da tener conto nella scelta:

·       Buona preparazione verificabile

·       Buone referenze certificate

·       Buona flessibilità non solo come orari ma come adesione alle richieste educative della famiglia

·       Pulizia della persona (abiti e capelli curati)

E’ molto importante verificare le tariffe orarie e le modalità corrette per un’assunzione dignitosa che tenga conto dei diritti del lavoratore.

Al primo colloquio è importante preparare una serie di domande da sottoporre alla candidata per mettere subito in chiaro ogni aspetto.

L’incontro con i bambini sarà poi la chiave di volta, può essere che ci sia un piacersi immediato o che ci voglia un pochino di tempo ma considerare seriamente se il bambino porta un netto rifiuto con pianti e ostinazione.

Queste indicazioni di massima valgono in modo particolare per chi deve affidare un bambino molto piccolo ma a mio avviso vanno tenute conto sempre anche quando il figlio da accudire ha più di tre anni. Ricordo che si possono consultare le corrette norme per un’assunzione anche a questo indirizzo https://it.indeed.com/guida-alla-carriera/trovare-lavoro/contratto-baby-sitter

 

10 maggio 2026

AUGURI MAMME!

 

Auguri a noi mamme, a quelle che hanno la gioia di coccolare i propri bambini, a quelle che vorrebbero tanto poterlo diventare ma non ce la fanno. A queste mamme del cuore va il mio profondo pensiero perché, pur non potendo generare, vivono la dimensione della maternità dentro di loro e il mio augurio è di poter esprimere la propria maternità in senso più ampio, nel mondo del lavoro se hanno la fortuna di avere un impiego legato alla cura oppure nel volontariato attraverso la possibilità di stare con bambini e bambine, gruppi educativi, associazioni.

La maternità è cosa seria, mi ricordava sempre mia madre.

La maternità è anche e soprattutto possibilità di scelta e mai come in questa nostra epoca si situa nella fatica di poter aderire a quel si che il bambino richiede. Dico fatica perché non basta accogliere un seme nel grembo o accogliere un bambino in adozione per poter esprimere la maternità. Non vado a cercare spunti di tipo psicologico, sappiamo quanto sia importante la preparazione in un momento così fondante della vita della donna.

Mi riferisco al contesto sociale in cui un bambino o una bambina viene al mondo. Il nostro mondo occidentale ricco, con tutte le possibilità di crescere sano e protetto; il mondo altro dove non è detto che un bambino riesca a vivere la sua infanzia. E’ di questa mattina l’ennesima notizia di un attacco israeliano (ma poco importa chi lo ha sferrato) e la morte di tre bambini, uno di soli sei mesi.

Il mondo non è adatto ai bambini, allora che mondo è? Sono sempre domande più grandi di me a cui non solo non so dare risposta ma mi generano un profondo senso di ingiustizia e frustrazione.

Tornando al nostro fortunato mondo, dove chi nasce ha già pronto il corredino e i giocattoli e il cibo e tutto il resto, il tema della maternità è comunque molto complesso.

Una interessante indagine di Save the Children, intitolato provocatoriamente Le equilibriste https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2026, indaga le condizioni della maternità all’interno di un welfare. Troviamo in realtà anche le edizioni degli anni precedenti, non è dal 2026 che noi mamme siamo equilibriste, si intende.

Non si parla solo di mamme ma anche di donne che devono valutare se dire SI a quel bambino che chiede di nascere. Donne dove “la child penality pesa su occupazione, reddito e carriere con tanta disuguaglianza territoriale”.

Chi diventa mamma lo diventa sempre più tardi, basti pensare che l’età media per il primo parto nel nostro Paese è di 32,7 anni; solo il 2,9% delle madri lo diventa prima dei trent’anni.

Un tema che viene riportato dall’indagine è legato al lavoro, dopo il figlio il salario nel settore privato viene ridotto del 30% e nel pubblico del 5%. Va meglio ma non dovrebbe esistere.

Il part -time diventa una scelta spesso obbligata per le donne perché mancano sufficienti servizi per la gestione dell’infanzia a partire dal nido in poi.

No entro nel merito di altre questioni ma rimando alla lettura dell’indagine. Le giovani donne vorrebbero diventare madri ma fanno fatica a programmare una maternità proprio per i problemi sopra espressi.

Dunque, auguri a noi mamme certo, ma rimaniamo sul pezzo per quanto riguarda la lotta per il raggiungimento dei nostri diritti. C’è tanto lavoro da fare!


04 maggio 2026

A PROPOSITO DI AUTONOMIA


 

Uno dei temi salienti e ricorrenti lungo tutto il corso della vita di un figlio è legato all’autonomia. Si notano spesso comportamenti contraddittori negli adulti, tali che i bambini e le bambine non capiscono bene le richieste che vengono loro fatte.

L’autonomia si spalma lungo tutta l’età evolutiva, ha a che vedere con la capacità di gestirsi a tutti i livelli e proprio per questo è un percorso che ha diverse fasi dipendenti dall’età.

Franco Fornari ne “La vita affettiva originaria del bambino” ricorda l’importanza della frustrazione evolutiva, quella frustrazione causata dalla richiesta derivante da un corretto utilizzo del NO o da alcune routine, una su tutte la capacità del bambino di gestire la paura della notte.

Riuscire a far dormire il bambino o la bambina nel suo lettino gli/le consente di imparare a superare la paura del buio, a comprendere quale è il suo posto. Il lettone, che a quanto pare è alloggio abituale di bambini e bambine ben oltre il terzo anno di vita, dovrebbe essere il posto dei genitori, non quello dei figli. Abituare il figlio a dormire nel suo letto ha molto a che vedere con l’autonomia, è un passaggio importante. Naturalmente c’è la corretta modalità di addormentamento a partire dai primi mesi fino al punto in cui il bambino o la bambina in piena autonomia sarà in grado di andare a letto da solo. Si tratta di conoscere le varie fasi di sviluppo e di avere la pazienza di accompagnare in maniera corretta e costante, con una ottima coesione educativa.

Ho fatto l’esempio del lettone perché è forse il più eclatante, ma per molte altre fasi il comportamento dovrebbe essere lo stesso. Ho parlato di contraddizioni. Chiedere a un bambino di staccarsi dalle figure genitoriali per una giornata intera, tipo per andare a scuola o al nido e poi tenerlo nel lettone, dargli il biberon, imboccarlo quando l’età gli consentirebbe di fare tutt’altro è una grossa contraddizione. E che dire poi dell’uso del passeggino?

Il week end scorso ero in una grande città e ho approfittato della bella giornata per fare una passeggiata nel grande parco cittadino. Ho visto tanti di quei bambini e bambine sul passeggino che sono rimasta sconvolta. Non certo per il numero di bambini, ben venga, ma per l’età. Pochi quelli che avevano meno di due anni, gli altri e le altre erano abbondantemente sopra i tre/quattro anni. A proposito di autonomia: la comodità sembra prevalere su tutto. E poi ce la prendiamo con i bambini e le bambine….

HILLESUM, FORNARI E LA VIOLENZA DENTRO DI NOI

E tty Hillesum non ha conosciuto Franco Fornari, lei nata nel 1914 lui nel 1921.  Lei in Olanda, lui in Italia. Lei è morta ad Auschwitz n...