Lei è morta ad Auschwitz nel 1943, lui in quegli anni era uno studente universitario.
Fornari non ha mai letto il diario di Etty per il semplice
motivo che quando è morto il diario non era ancora pubblicato o forse potrebbe
aver visto una prima edizione ridotta uscita per Adelphi proprio nell’anno in
cui è morto, ma il suo pensiero sulla "guerra dentro" e l’elaborazione del lutto
è assolutamente precedente.
Perché mi metto a scrivere queste cose?
Forse sto compiendo una blasfemia, ma ho trovato una
incredibile correlazione tra il pensiero di Etty e quello di Fornari.
Etty scrive: “il marciume che c’è negli altri c’è anche in
noi (…) non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza
prima aver fatto la nostra parte dentro di noi.. E’ l’unica lezione di questa
guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove”. (1)
E in un altro punto scrive: “..non vedo altre alternative,
ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene
di dover distruggere gli altri”.(2)
Etty riconosceva all’interno di ognuno di noi un seme di
violenza, di cattiveria, di odio. Non era capita, la trattavano come una che non
sa cosa significhi stare al mondo.
Come la avvicino al pensiero di Fornari? Dovrei parlare della teoria dei coinemi ma mi limito a un testo. Mi riferisco al suo libro sulla psicoanalisi della guerra, il nemico diventa il contenitore
del male che non riusciamo ad affrontare dentro di noi. Ognuno porta dentro di sé
uccisioni silenziose e nascoste. Secondo Fornari non si tratta, nel caso del
nemico, di difendersi solo da quest’ultimo, ma anche da quello che lui chiama il
Terrificante che insito nell’essere umano.(3)
Etty non ha proposto una teoria, ma ha considerato la
situazione umana a partire dalla sua esperienza viva, dalla sua osservazione
del male senza volerne fare parte ma pienamente consapevole che è necessario
estirparlo, riconoscerlo dentro di sé per poi affrontarlo.
Leggere Fornari e Hillesum è stato come dare una continuità a
un pensiero che porta a voler sradicare il male interno per diventare un uomo e
donna nuovi. Etty propone una via per la pace, il saper riconoscere in ogni
uomo il germe di bene, positivo. Fornari propone di fare pace con la morte
propria e con la morte insita nella vita, lasciare alle proprie spalle la morte.
Riconoscere che c’è il germe di violenza dentro di noi è il
primo passo per dominarlo, per scegliere di non voler soccombere.
Ritengo questi due autori due colonne della cultura del
Novecento, poco studiati, poco letti ma a mio avviso fondamentali per comprendere
la possibilità di costruire una nuova umanità per il terzo millennio. Le armi non possono essere una risposta. Regaliamo questi due libri ai governanti?
- E. Hillesum, Diario, Adelphi ed (versione ridotta 1985) pag. 100
- op. cit. pag. 212
- Franco Fornari, Psicoanalisi della guerra, Feltrinelli editore, Milano 1966





