28 giugno 2026

STIRPE DI DRAGO: LA GUERRA E’ SEMPRE LA STESSA

 

L’estate consente di leggere o rileggere alcuni libri che sono veri e propri testi profetici anche se sono nati come “semplice” letteratura. Scrivo semplice tra virgolette anche se penso che la letteratura sia la coscienza collettiva che consente di leggere il presente o il passato filtrati attraverso una lente personale, quella dell’autore, in grado di trasmettere riflessioni e pensieri alti. Mi rivolgo alla letteratura vera, non a quegli scritti raffazzonati creati per produrre soldi e basta.

Il libro a cui mi riferisco oggi è stato scritto negli anni Quaranta del secolo scorso e pubblicato nel 1942 in piena guerra mondiale.

Si intitola “Stirpe di drago”, il titolo originale però è Dragon seed, più efficace se pensiamo al seme, metafora della vita dei campi e della generatività dell’uomo. L’autrice, Pearl S. Buch, premio Nobel nel 1938, racconta la Cina rurale degli anni Trenta e in particolare in questo libro narra le terribili vicissitudini della popolazione invasa dai giapponesi. Siamo dentro la guerra sino giapponese del 1937 dove i conquistatori hanno dato il peggio di sé con devastazioni, stupri, massacri inenarrabili.

Viene raccontato il famoso Massacro di Nanchino(o stupro di Nanchino), il fulcro della narrazione parla proprio di quello.

La stirpe di drago è quella di una famiglia di contadini, un uomo con i suoi tre figli maschi e due figlie femmine. Ogni personaggio è messo in luce con le proprie qualità e difetti e tutta la storia trova il senso nell’importanza di mantenere la terra come fonte di sostentamento, collegamento con le generazioni precedenti, gli antenati e sicurezza per un futuro.

Gente semplice, ignorante, che crede nel potere della solidarietà, crea una resistenza dal basso e rimane attonita di fronte alle atrocità commesse dai nemici.

La parola nemico si insinua pian piano, all’inizio nessuno voleva pensare agli stranieri come tali ma l’evidenza delle vicende ha costretto a prendere le misure. La forza di questo romanzo, a mio vedere, è la continua ribellione contro logiche assassine, le considerazioni del capofamiglia sono perle di saggezza. La guerra è un male incurabile, l’uomo diventa peggiore delle bestie.

E’ impossibile non fare una riflessione sull’oggi, sull’importanza di ogni essere vivente. Le guerre sono le stesse, cambiano i soggetti e cambiano i contesti ma la logica resta quella.

Ho trovato il libro drammaticamente attuale e i pensieri del vecchio Ling Tan sulla guerra applicabili all’attualità. Ne consiglio la lettura per due motivi, il primo una riflessione sull’assurdità dello strapotere consegnato in mano a pochi disgraziati guerrafondai che non conoscono il significato di VITA, il secondo per lo sprone a diventare resistenti non accettando le logiche disfattiste e violente. Lo si trova ancora in libreria, edito da Mondadori.

 

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