L’estate consente di leggere o rileggere alcuni libri che sono veri e propri testi profetici anche se sono nati come “semplice” letteratura. Scrivo semplice tra virgolette anche se penso che la letteratura sia la coscienza collettiva che consente di leggere il presente o il passato filtrati attraverso una lente personale, quella dell’autore, in grado di trasmettere riflessioni e pensieri alti. Mi rivolgo alla letteratura vera, non a quegli scritti raffazzonati creati per produrre soldi e basta.
Il libro a cui mi riferisco
oggi è stato scritto negli anni Quaranta del secolo scorso e pubblicato nel 1942
in piena guerra mondiale.
Si intitola “Stirpe di drago”,
il titolo originale però è Dragon seed, più efficace se pensiamo al seme,
metafora della vita dei campi e della generatività dell’uomo. L’autrice, Pearl
S. Buch, premio Nobel nel 1938, racconta la Cina rurale degli anni Trenta e in
particolare in questo libro narra le terribili vicissitudini della popolazione
invasa dai giapponesi. Siamo dentro la guerra sino giapponese del 1937 dove i
conquistatori hanno dato il peggio di sé con devastazioni, stupri, massacri
inenarrabili.
Viene raccontato il famoso
Massacro di Nanchino(o stupro di Nanchino), il fulcro della narrazione parla
proprio di quello.
La stirpe di drago è quella
di una famiglia di contadini, un uomo con i suoi tre figli maschi e due figlie
femmine. Ogni personaggio è messo in luce con le proprie qualità e difetti e
tutta la storia trova il senso nell’importanza di mantenere la terra come fonte
di sostentamento, collegamento con le generazioni precedenti, gli antenati e
sicurezza per un futuro.
Gente semplice, ignorante,
che crede nel potere della solidarietà, crea una resistenza dal basso e rimane
attonita di fronte alle atrocità commesse dai nemici.
La parola nemico si insinua
pian piano, all’inizio nessuno voleva pensare agli stranieri come tali ma l’evidenza
delle vicende ha costretto a prendere le misure. La forza di questo romanzo, a mio
vedere, è la continua ribellione contro logiche assassine, le considerazioni
del capofamiglia sono perle di saggezza. La guerra è un male incurabile, l’uomo
diventa peggiore delle bestie.
E’ impossibile non fare una
riflessione sull’oggi, sull’importanza di ogni essere vivente. Le guerre sono
le stesse, cambiano i soggetti e cambiano i contesti ma la logica resta quella.
Ho trovato il libro
drammaticamente attuale e i pensieri del vecchio Ling Tan sulla guerra
applicabili all’attualità. Ne consiglio la lettura per due motivi, il primo una
riflessione sull’assurdità dello strapotere consegnato in mano a pochi
disgraziati guerrafondai che non conoscono il significato di VITA, il secondo
per lo sprone a diventare resistenti non accettando le logiche disfattiste e
violente. Lo si trova ancora in libreria, edito da Mondadori.
“
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