Quadretto
estivo, famigliola a pranzo in pizzeria. Capita talvolta di dover pranzare
fuori perché si ha una pausa pranzo tra un lavoro e l’altro. Oggi è uno di quei
giorni. Giornata caldissima, fatica, desiderio di pranzare con un po’ di
tranquillità ma, si sa, si prende ciò che c’è. Dunque, vicino al mio tavolo si sistema
una bella famigliola, tre generazioni. Si riconosce la nonna, la mamma, le
figlie. Forse una nipote perché non mi tornava una giovane a metà strada tra la
mamma e la nonna.
Tutte donne, ci si aspetta un bel ciarlare e in effetti gli adulti è questo che fanno, scelgono i piatti, ordinano da bene e intanto vengono piazzati dei tablet davanti alle due bambine.
La terza, un po’ più grande, tra la quarta e la
quinta della scuola primaria direi, ha il suo smartphone e tiene banco facendo
vedere agli altri le foto che ha postato su Instagram.
Non
posso fare a meno di ascoltare, anche perché le voci sono alte e si coprono a
vicenda in una sorta di gara a chi urla di più. Il contenzioso parte da una
battuta della madre riguardante una foto postata dal papà della bambina, la
posa non era buona. La bambina si schermisce e fa vedere che tutto sommato non
era poi così male. Riesco a notare la posa da piccola diva, la testa rovesciata
un po’ indietro e la pancia fuori. Mi chiedo a chi sono rivolte quelle foto, perché
tutte quelle immagini su di un profilo Instagram di una bambina. La discussione
continua mentre la bambina più piccola. Scuola dell’infanzia, mangia i suoi
spaghetti guardano un cartone sul tablet, volume alto e ogni tanto si arrabbia perché
non riesce a sentire bene. L’altra bambina, primi anni della scuola primaria,
guarda un altro video su di un altro tablet. La giovane a metà strada tra la
mamma e la nonna, forse venticinquenne parla a voce alta al telefono che
ovviamente è in vivavoce e tutta la sala viene a sapere che lui non ha rifatto
il letto e così non va per niente bene perché è un perfetto villano.
Mangio
metà della mia pizza, mi faccio portare un cartone e la conservo per cena, non
è possibile rimanere un attimo di più.
Questa
è la realtà, io non riesco a rendermene conto fino in fondo e continuo assieme
ai miei colleghi a predicare l’utilizzo consapevole dei videoschermi, delle
immagini, la tutela dei minori, gli spazi internet free e compagnia cantante.
Cosa dicevo in alcuni articoli precedenti? Fare attenzione al PEGI? Fare attenzione all'età per accedere a un profilo social? Fare attenzione a non mandare immagini di minori perché vanno tutelati? Usare il tempo del pasto per dialogare e implicitamente essere educatori consapevoli di quanto sia importante il confronto?
Situazioni
come questa, e non sono purtroppo rare, mi fanno sentire davvero su di un
pianeta diverso e penso che il mio, come quello di tanti altri, sia fiato
sprecato. Meglio rinchiudermi nel mio eremo e stare a guardare il cielo
stellato sopra di me….

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