Ritorno su di un tema che ho più volte
affrontato: consegnare ai bambini e ragazzi argomenti e materiali adatti alla
loro età. Durante le consulenze con le
famiglie c’è ancora tanta disinformazione sull’utilizzo del PEGI, allora
mi permetto di fare un piccolo riepilogo sul tema.
PEGI: Pan European Game Information, si
tratta del sistema europeo di classificazione dei videogiochi. Aiuta a
orientare i genitori prima di consegnare un videogame a un bambino. Ci sono cinque
categorie a cui va sempre associata la consapevolezza del fatto che non va mai
lasciato da solo di fronte a un videoschermo.
Prima di tutto al di sotto dei 3 anni
non c’è alcun videoschermo da proporre, questo resta inteso, né per quanto
riguarda i giochini sullo smartphone né per altri contenuti sulla TV o PC.
Detto questo vediamo le categorie:
PEGI 3 è adatto a tutte le età
PEGI7 no è adatto a bambini più piccoli perché
ci potrebbero essere contenuti un po’ paurosi
PEGI12 come sopra per contenuti anche un
po’ violenti tipo lotte o scene di paura più esplicite
PEGI 16 scene di violenza o contenuti
sessuali con scene più o meno esplicite che al di sotto di quell’età non vengono
comprese o situazioni in cui può essere fatto uso di droghe
PEGI 18 situazioni rivolte a un pubblico
sufficientemente adulto da comprendere bene la differenza tra fiction e mondo
reale e la capacità di discernimento tra ciò che va bene e ciò che non va bene
anche in situazioni critiche su base violenta o sessuale.
Perché rispettare queste classificazioni
è così importante?
Perché tengono conto delle varie fasi di
sviluppo del cervello infantile. Quello che a 10 anni può essere tranquillo e
comprensibile non lo è a 4 o 5 così come contenuti ben assimilabili a 16 non
corrispondono alla stessa percezione a 11 o 12.
Il PEGI si rivolge ai videogiochi ma per
ogni contenuto multimediale c’è la stessa classificazione, ogni film o serie o documentario
porta un’indicazione di età.
Pochissimi ne tengono conto mentre i
ragazzini e ragazzine fanno il loro mestiere cercando di trasgredire e vanno a
cercare proprio quei contenuti “vietati” alla oro età per far dannare i
genitori. Chiedersi perché un determinato film non è adatto a mio figlio o
figlia è una buona prassi genitoriale. Sapere che cosa guardano e interessarsi
anche a quel loro mondo consente di aiutarli a stare dentro molte inquietudini.
Facciamo l’esempio dei K Drama. Vi
ricordate Squid Game? Assolutamente non adatto ai minori di 18 anni molti
bambini e bambine lo guardavano imitando poi il gioco dell’eliminazione dell’altro:
nulla di fisico nella maggior parte dei casi ma di psicologico si. In questi
tempi le serie coreane vanno per la maggiore, non sono adatte alle bambine ma
sono loro che le guardano. Si tratta di soap opera che creano una forma mentis
nelle giovani generazioni, nulla di educativo e costruttivo, intrighi e corna,
tradimenti e colpi bassi il tutto condito da un bel po’ di sesso con però corpi
perfetti, modelli impossibili da raggiungere. Se un adulto si guarda quella
serie dopo un po’ si annoia, è la solita cosa trita e ritrita, ma se una bambina
di 10 o 11 anni la guarda entra in un mondo favoloso e immagina che la vita
vera sia proprio quella, che le relazioni siano fatte così e tutto sommato
anche se alla fine un qualche matrimonio ci sarà non vale la pensa spendersi
troppo in una relazione di coppia.
E’ solo uno degli esempi per non parlare
dello spaccio di droga, degli intrighi internazionali dove il complottismo va per
la maggiore e dove non ci si può fidare di nessuno.
Capite che in età prepubere non c’è
bisogno di questo, ma sono serie molto seguite e gli adulti di riferimento non
ci fanno troppo caso, lasciano fare.
Senza dilungarmi troppo, direi che è una
buona cosa occuparsi anche di questi aspetti, non si può semplicemente
continuare a dire “che sciocchezze guardano i miei figli” meglio informarsi per
davvero e scegliere per loro, almeno fino a che sono piccoli. Facendo rete, e
lo ripeto per la millesima volta, con gli altri genitori, perché dove c’è un
buon gruppo di genitori che si parlano e si aiutano nelle scelte i figli sono
più sereni.

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