Gli Americani sono quelli che si possono permettere i grandi studi, hanno i finanziamenti per poterlo fare e spesso ci chiediamo se tali studi servano per migliorare le situazioni o per favorire alcuni settori che li utilizzano per incrementare determinati consumi.
Sappiamo che il fior fiore
degli psicologi dell’età evolutiva hanno contribuito a far comprendere i
meccanismi che suscitano interesse e possono favorire il condizionamento per
quanto riguarda l’acquisto di determinati prodotti. Sappiamo che il nag
factor ovvero la capacità di essere assillanti per ottenere qualcosa è
stato studiato proprio dagli studiosi di età evolutiva e ampiamente utilizzato
per indurre i genitori a soddisfare le richieste dei figli.
Lo studio che mi ha
incuriosito in questo periodo riguarda il quoziente intellettivo, quel fatidico
QI che nel corso dei secoli e millenni è andato sempre più aumentando. Noi
sappiamo di essere più intelligenti dei nostri padri e i nostri figli, i Millennials
sono più intelligenti di noi, dei Boomers, ma cosa succede dalla Generazione Z
in poi?
Lo chiamano Effetto
Flynn inverso. Uno dei primi studi risale al 2018, è stato condotto da
due ricercatori del Centro Ragnar Frisch per la ricerca economica in Norvegia,
Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg, che hanno esaminato un ampio campione di dati
del quoziente intellettivo di giovani militari in Norvegia, per un periodo di
quasi 40 anni. I risultati sono pubblicati sulla rivista Proceedings of
the National Academy of Sciences of the United States of America. Dallo
studio emergeva che il calo di uno o due punti sia partito già dagli anni
Settanta del secolo scorso ma è del presente che ci interessiamo, Gli esperti,
tra cui il neuroscienziato Jared Cooney Horvath, sottolineano che non si tratta
di una "perdita di intelligenza" congenita. Piuttosto, il cervello si
sta adattando all'ecosistema tecnologico moderno, allenando abilità diverse
(come il multitasking visivo e la ricerca rapida di dati) a discapito del
pensiero sequenziale e analitico richiesto dai classici test del QI .
La preoccupazione degli
studiosi e cito per tutti Twenge, Siegel, Haidt si concentrano sull’abuso delle
nuove tecnologie.
Trovare subito la risposta a
ogni domanda senza darsi il tempo di elaborare, accontentarsi della prima
risposta anche se superficiale, avere tutto subito senza passare per la
frustrazione dell’attesa. Guardare video molto corti e rapidissimi, come spesso
accade su Tik Tok, utilizzare più immagini che testi come accade con Instagram,
non preoccuparsi della forma e delle parole usate.
Tutto questo causa una
fatica nell’elaborazione di un pensiero e nella scelta della comunicazione da
attuare.
Ci si abitua a una velocità
che non sempre corrisponde alla capacità del cervello di compiere il suo lavoro
in maniera corretta e consequenziale.
Come dire…prendiamo la
scorciatoia anche quando la scorciatoia non porta alla meta prefissata.
E’ chiaro che l’Effetto
Flynn inverso non è causato solo dall’utilizzo delle nuove tecnologie, ci sono
anche condizioni ambientali, alimentazione scorretta, mancata abitudine alla
lettura di testi cartacei.
Metti assieme tutto questo e
il QI arretra.
Per essere pratici:
utilizzare le nuove tecnologie nella giusta misura e alla giusta età, non
lasciare i bambini da soli con un dispositivo in mano, favorire sempre la
lettura. Come genitori rilancio l’invito a partecipare alle iniziative di Nati
per leggere, alle Notti dei lettori, a visitare le biblioteche. Impariamo a
pensare alla biblioteca come a una tappa di salute, un po’ come si fa con il
pediatra o il dentista. La biblioteca dovrebbe essere una routine costante e
poi…impariamo anche noi a tenere più spesso un libro in mano e a lasciar da
parte quel benedetto smartphone che contribuisce a isolarci per entrare in
mondi non reali. Piedi per terra e un libro in mano e il QI riprende a salire!

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