Auguri a noi mamme, a quelle
che hanno la gioia di coccolare i propri bambini, a quelle che vorrebbero tanto
poterlo diventare ma non ce la fanno. A queste mamme del cuore va il mio
profondo pensiero perché, pur non potendo generare, vivono la dimensione della
maternità dentro di loro e il mio augurio è di poter esprimere la propria
maternità in senso più ampio, nel mondo del lavoro se hanno la fortuna di avere
un impiego legato alla cura oppure nel volontariato attraverso la possibilità
di stare con bambini e bambine, gruppi educativi, associazioni.
La maternità è cosa seria,
mi ricordava sempre mia madre.
La maternità è anche e
soprattutto possibilità di scelta e mai come in questa nostra epoca si situa
nella fatica di poter aderire a quel si che il bambino richiede. Dico fatica perché
non basta accogliere un seme nel grembo o accogliere un bambino in adozione per
poter esprimere la maternità. Non vado a cercare spunti di tipo psicologico,
sappiamo quanto sia importante la preparazione in un momento così fondante
della vita della donna.
Mi riferisco al contesto
sociale in cui un bambino o una bambina viene al mondo. Il nostro mondo
occidentale ricco, con tutte le possibilità di crescere sano e protetto; il
mondo altro dove non è detto che un bambino riesca a vivere la sua infanzia. E’
di questa mattina l’ennesima notizia di un attacco israeliano (ma poco importa
chi lo ha sferrato) e la morte di tre bambini, uno di soli sei mesi.
Il mondo non è adatto ai
bambini, allora che mondo è? Sono sempre domande più grandi di me a cui non solo
non so dare risposta ma mi generano un profondo senso di ingiustizia e frustrazione.
Tornando al nostro fortunato
mondo, dove chi nasce ha già pronto il corredino e i giocattoli e il cibo e
tutto il resto, il tema della maternità è comunque molto complesso.
Una interessante indagine di
Save the Children, intitolato provocatoriamente Le equilibriste https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2026,
indaga le condizioni della maternità all’interno di un welfare. Troviamo in
realtà anche le edizioni degli anni precedenti, non è dal 2026 che noi mamme
siamo equilibriste, si intende.
Non si parla solo di mamme
ma anche di donne che devono valutare se dire SI a quel bambino che chiede di
nascere. Donne dove “la child penality pesa su occupazione, reddito e
carriere con tanta disuguaglianza territoriale”.
Chi diventa mamma lo diventa
sempre più tardi, basti pensare che l’età media per il primo parto nel nostro
Paese è di 32,7 anni; solo il 2,9% delle madri lo diventa prima dei trent’anni.
Un tema che viene riportato
dall’indagine è legato al lavoro, dopo il figlio il salario nel settore privato
viene ridotto del 30% e nel pubblico del 5%. Va meglio ma non dovrebbe
esistere.
Il part -time diventa una
scelta spesso obbligata per le donne perché mancano sufficienti servizi per la
gestione dell’infanzia a partire dal nido in poi.
No entro nel merito di altre
questioni ma rimando alla lettura dell’indagine. Le giovani donne vorrebbero
diventare madri ma fanno fatica a programmare una maternità proprio per i
problemi sopra espressi.
Dunque, auguri a noi mamme
certo, ma rimaniamo sul pezzo per quanto riguarda la lotta per il
raggiungimento dei nostri diritti. C’è tanto lavoro da fare!

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