Su ogni blog che si rispetti, sotto Ferragosto ci sono indicazioni di lettura. Più o meno le rubriche si intitolano: “Letture sotto l’ombrellone”, immaginando che un buon tempo possa essere quello trascorso in spiaggia. Io, che pur essendo nata sotto il segno dei Pesci aborro le spiagge, intitolerei la mia rubrica “Letture sotto il larice”. Vabbè, a parte questi convenevoli, ho appena ultimato la lettura di “Il fuoco di Venezia”. E’ difficile che io legga romanzi, amo molto i saggi o alcuni “mostri sacri” che fanno parte della mia formazione. Magris, Pamuk, Murakami Haruli, Deledda, Némirovsky, Mann, Grossmann, solo per citare alcuni.
Elena, una cara amica, me l’ha regalato, accompagnato da un bel biglietto
che tra le altre cose diceva:”…scoprirai la Venezia della mia infanzia…”
Mi ha incuriosito, confesso di non aver mai letto nulla dell’autore, Giovanni
Montanaro. Ho iniziato e già mi ha commosso il fatto che la protagonista principale
si chiamasse Elena come la mia amica.
E’ una storia d’amore, un amore importante e contrastato, un po’ come
tutte le storie che non sono “regolari” ed è una storia di vetro. Vetro di
Murano.
Si entra nell’affascinante mondo dei soffiatori, si scoprono segreti che
ai più non è dato conoscere.
Quello che mi ha maggiormente colpito è il racconto di questo amore
viscerale per il vetro, per la fornace, attività tramandata di padre in figlio.
Oltre a questo c’è Venezia, l’amore per la città e una sorta dimuta
disperazione per il cambiamento avvenuto in meno di un secolo.
Una Venezia che si è trasformata, da perla dell’Adriatico a macchina per
far soldi.
Ho memoria della Venezia di quando ero bambina e almeno un paio di volte
all’anno si andava in gita tutta la famiglia. Gli odori, i rumori, le
passeggiate nelle calli e il naso appoggiato alle vetrine che proponevano tutti
quegli oggetti colorati in vetro, bellissimi nella loro fragilità. Ho poi frequentato
a lungo Venezia per lavoro e nel libro ritrovo i luoghi, le calli strette,
Fondamenta Nuova, la Toletta, il Ghetto, Cannaregio e san Tomà, i vaporetti
pieni di pendolari. Poi, negli ultimi anni, la costipazione di turisti, una
città che ha perduto via via la sua identità.
L’autore racconta una parte della storia del nostro Paese sempre
punteggiata dalle vicissitudini di Venezia che cambia, si trasforma, diventa totalmente
altro.
Non posso non ricordare alcune frasi di Guccini, dove nella sua canzone Venezia del 1981 diceva:
“Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare
La dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi
Venezia la vende ai turisti che cercano in mezzo alla gente l'Europa o
l'oriente
Che guardano alzarsi alla sera il fumo o la rabbia di Porto Marghera.
(…)
Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità
Del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne
frega.”
Montanaro, in sintesi, sottolinea proprio questi aspetti della sua città,
una Venezia che si è totalmente venduta.

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