La nota rivista “Mind” nel numero in edicola a luglio, n.
259, esplora il tema dei litigi tra fratelli. Ogni genitore potrebbe raccontare
decine di esperienze nel momento in cui si trova a gestire la fisiologica
ritualità del litigio. Litigare tra fratelli è diverso dal farlo con compagni
di scuola, amici o colleghi sportivi. E’ la scoperta dell’acqua calda!
Non occorreva scomodare fior di ricerche (peraltro tutte
americane) per dichiararlo. Nell’articolo vengono evidenziati i vari
atteggiamenti sia dei litiganti che delle famiglie coinvolte. Agli americani
piace un sacco creare classificazioni comportamentali, vengono distinti vari
approcci delle figure parentali e viene scoperto che il genitore autorevole
“vince” su quello autoritario o permissivo.
Ma vah! Diremo noi…
I bambini messi sotto osservazione dagli psicologi hanno
permesso alcune intuizioni, hanno dimostrato che in base al tipo di contesto e
in base all’età la “risoluzione” del conflitto avviene attraverso strategie
diverse.
Viene sottolineato che litigare è normale e fa bene, ma
moderatamente. Se c’è un eccesso bisogna farsi aiutare (!)
Un box propone una sperimentazione con “Keepon”, il
mediatore robot, una paperetta con occhioni grandi e un naso a bottone. Stendo
un pietoso velo su questo aspetto e faccio un paio di considerazioni
sull’intero servizio.
A dirla tutta, pensavo di scrivere al direttore di “Mind” ma
mi sono detta che sarebbe tempo sprecato.
Dunque:
- - Perché in una rivista rivolta al pubblico italiano si traducono ricerche esclusivamente straniere?
- - Come mai non viene tenuto conto di tutto il lavoro svolto nel nostro Paese a questo riguardo? Da almeno 40 anni Daniele Novara e lo staff del CPP ha esplorato il tema del conflitto in famiglia, lo posso testimoniare visto che ne ho fatto parte per più di trent’anni.
- - Perché non fare un approfondimento o un piccolo excursus “nazionale”?
- - Come mai parlando di litigi tra fratelli e di genitori coinvolti si fa riferimento solo agli psicologi? Litigare è un disagio?
E’ vero che “Mind” sottolinea
l’importanza dell’apprendimento dato dall’imitazione dei comportamenti adulti,
ma lo psicologo interviene sul disagio, il pedagogista sull’agio, sulla
cosiddetta “normalità”. Litigare è normale e imparare a gestire il litigio è
cosa che si può imparare senza dover ricorrere all’aiuto dello psicologo.
Imparare a litigare fin dalla
prima infanzia è un salvacondotto per la vita relazionale e sociale adulta, non
solo adulti più competenti ma adulti in grado di costruire relazioni corrette
senza dover reprimere alcuna emozione.
Proporrei a “Mind” una seconda puntata più calata sulla nostra realtà, anche noi abbiamo studi da condividere e dati da analizzare, sarebbe una buona cosa poterli presentare a un pubblico più vasto.
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