18 ottobre 2026

VITO MANCUSO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 




Come mai viene invitato un teologo e filosofo a parlare di intelligenza artificiale?

La risposta è presto data, il filosofo ti aiuta a discernere, a imparare a pensare con la tua testa e anche a farti domande un po' più profonde, soprattutto se il filosofo è anche uno dei teologi più in vista nel panorama italiano.

Partecipo raramente a grandi adunate e la sala Maurensig di Tavagnacco era veramente sold out. Seguo Vito Mancuso da molti anni e i suoi libri mi hanno aiutato a sciogliere parecchi nodi , a creare maggiore inquietudine, a non fermarmi mai. Devo a Mancuso il pungolo quotidiano, il non fermarmi mai alle apparenze e il tentativo di rispondere sempre alle domande kantiane.

Dicevo, sala affollata, aspettative molto alte, giornalista di grosso spessore, una tosta che si è occupata di inchieste scomode, una brava insomma.

E' iniziata bene, con una disamina delle parole che figuravano nel titolo dell'intervista: etica, intelligenza, futuro.

Fin qui tutto bene, il resto della serata poi ha visto un relatore tirato per la giacca, con domande più a carattere sociologico e informatico che filosofico. Mancuso è stato bravo, si è destreggiato, ma non è stato accompagnato a parlare veramente dei suoi temi, pensare che io avrei avuto decine di domande al riguardo, ma non era previsto alcun dibattito.

La serata si è conclusa con una chiosa di Mancuso su Kant, per fortuna dico io, ma nel complesso l'ho trovata piuttosto deludente.

Come mai alla buona De Francisco non  è venuto in mente di chiedere la correlazione tra intelligenza artificiale e fede? Tra Macchina e divino? Non sono temi che impattano il presente e il futuro?

A un filosofo avrei chiesto cosa si può fare per le nuove generazioni, per accompagnarle a vivere da umani nonostante le macchine.

Le domande non ci sono state e Mancuso, sul suo profilo Facebook, ha pensato bene i giorni seguenti di mettere una sua riflessione personale proprio su quei temi. Io l'ho letta come un aggiustamento del tiro, anche se non elegantemente lui non ha citato in alcun modo l'intervista di Udine.

Mi ha colpito, nel suo post, un aspetto in modo particolare e lo cito:

"Per preservare la nostra umanità abbiamo bisogno di un’educazione etico-spirituale, che le nostre scuole e università non forniscono. Per la gran parte danno istruzione, che significa pensare i nostri bambini e i nostri ragazzi come “scatole vuote” in cui inserire informazioni. Va bene, è giustissimo farlo, ma è insufficiente, perché di fronte alla potenza della macchina, che sarà sempre più istruita di noi, occorre inserire l'educazione. Altrimenti si ricade nella dialettica servo-padrone che già Hegel aveva ben descritto.

Noi dovremmo veramente pensare di riformare le nostre scuole, a partire dalla scuola materna fino alle università, introducendo dei corsi di spiritualità, dei corsi di etica per rendere le persone capaci di comprendere che cosa significa essere umani".

Condivido a pieno anche se la vedo molto dura visto l'andazzo contemporaneo.


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