01 marzo 2026

STELLA STELLINA


 Stella stellina la notte si avvicina, agganciamo subito il ricordo delle volte in cui l’abbiamo cantata ai nostri bambini. I genitori certo ma anche i nonni, le educatrici di nido, qualche zia o zio. Forse, e penso che non sia per pochi, ricordiamo vagamente quando la nostra nonna o mamma la cantava per noi.
I bambini e le bambine, il presente e il futuro.
“Non basta una preghiera per non pensarci più. Dalla collina si attende primavera ma non c’è più quel che c’era, non ci sei più tu”
Ermal Meta non canta la fiamma traballa e la mucca nella stalla, ci porta subito dentro lo scenario di guerra, quella bambina non c’è più.
Forse ha scritto questa canzone per scuotere gli animi, di certo l’ha scritta assieme ad altri autori pensandola, non è solo una canzonetta.
Ho cercato di assistere alla finale di San Remo, non ce l’ho fatta. Dopo le prime dieci canzoni sono crollata non dal sonno ma dalla banalità.
Ho avuto comunque l’occasione di ascoltare Stella stellina e penso che sia purtroppo adattissima a quello che sta succedendo. Uscendo di scena il cantante l’ha dedicata a tutti i bambini e bambine che sono morti sotto le bombe.
Non credo sia stata una frase d’effetto, penso che il testo di questa canzone possa effettivamente essere cantato come una veglia funebre, come una preghiera del cuore a cui devono seguire assolutamente azioni.
Enrico Galiano in un suo scritto a commento di questa canzone ha parlato di stimolo contro la rimozione collettiva, concordo, è una sferzata a noi tutti che ci voltiamo dall’altra parte.
Abbiamo le mani legate è vero, i “grandi” decidono e bombardano ma noi dobbiamo fare resistenza, dobbiamo avere davanti agli occhi quei bambini e bambine che non ci sono più.
Dobbiamo agire e reagire all’apatia, dobbiamo far valere il desiderio di PACE.
Dobbiamo agire e non accettare tutto senza farci domande ma soprattutto senza agire.

Se ognuno riuscisse a dire NO le cose cambierebbero.
 
Trascrivo il testo per chi non l’avesse ancora ascoltata, potrebbe diventare un piccolo manifesto per aiutare a combattere l’anestesia della mente.

Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
Ho trovato la tua bambola
Mi è sembrato di vederti ancora
Eri così piccola
La stringevi fino a sera
È passata già un’eternità
O solamente un’ora
Da quando nel cielo una nuvola
Risale dalla tua casa
Dalla mia casa
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
Ho cercato di strapparmi il cuore
Perché senza non si muore
Ma ho avuto paura nel mentre
Di non sentire più niente
Ho pensato anche di scappare
Da una terra che non ci vuole
Ma non so dove andare
Tra muri e mare non posso restare
Stella stellina
La notte si avvicina
non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
Fiori in un cortile con le pietre intorno
Come le farfalle hai vissuto un giorno
Figlia di nessuno, melodia di un canto
Quello della gente che ti ha amato tanto
Oh, mia bambina, la notte è nera nera
La rabbia e la preghiera non basteranno più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Non ti ho dimenticato
Aspetto il tuo ritorno
Come le farfalle
Hai vissuto un solo giorno

28 febbraio 2026

ATTACCO PREVENTIVO



A che cosa può servire un attacco preventivo? A scongiurare un’epidemia, allora si usano i vaccini; a impedire un’ignoranza, allora si avviano percorsi di formazione ed educazione; a sconfiggere una malattia devastante, allora si avviano cicli di farmaci intelligenti.

Oggi è la giornata mondiale delle malattie rare, oggi ci sarebbe stato bisogno di un attacco preventivo di quelli che consentano di dare fondi alla ricerca, dare speranza alle tante famiglie che si trovano a fare i conti con malattie poco conosciute e dunque con il dubbio atroce di trovare una cura adeguata.

Attacco preventivo invece, nella notizia di questa mattina, è quello che gli Stati Uniti hanno sferrato contro l’Iran. Tra l’altro, e non so se sia un caso, a morire sono state almeno 60 studentesse di una scuola femminile a Minab.

Ce ne sono anche altri di morti e un sacco di feriti , ci mancherebbe, è solo l’inizio.

In un brano del Qoèlet si legge più o meno: “A che serve darsi da fare, lottare sotto il cielo se l’oggi è uguale a ieri?” Se non impariamo mai nulla, se usiamo le risorse per distruggere invece che per curare, a che serve tutto questo?

Ognuno di noi ha una guerra da combattere e potrebbero bastare quelle per attivarci verso un domani consapevole.

Mi chiedo spesso, ed è una domanda priva di ogni significato perché non ha risposte: i “grandi” della terra, i depositari della ricchezza e del potere non hanno famiglia? Non hanno affetti? Non sono interessati al domani per i propri cari?

Tutti narcisi pregni della loro voglia di prevalere e dominare, incuranti del prossimo, del genere umano e animale. Incuranti della vita.

Cercare di lavorare per costruire la pace, ed è tutta la vita che sto cercando assieme a tante belle persone di lavorare per questo, significa mettere l’uomo e il creato al primo posto, significa non accettare la violenza, lavorare per sconfiggere quei mali che arrivano senza preavviso ma potrebbero essere curati attraverso nuove cure, nuovi farmaci, nuovi protocolli, nuovi stanziamenti di denaro.

La giornata di oggi è proprio la meno adatta a leggere l’attacco preventivo contro una nazione, ma tanto, chi se ne importa? Anche se le persone di buonsenso cercano di fare una vita dignitosa ed empaticamente collegata ai propri simili, che gliene importa a quegli assassini che detengono il potere?

La malattia non certo rara ma più devastante del nostro oggi è la guerra e per quella mi pare non esistano antidoti né cure possibili.

21 febbraio 2026

PICCOLO CUORE


 Tutti quanti abbiamo seguito la vicenda tristissima del piccolo Domenico. Le persone assennate non hanno potuto far altro che tacere di fronte a una tragedia così grande.

In questi giorni con i miei gruppi di yoga si sta lavorando proprio sullo spazio del cuore, Anahata, lo spazio della compassione, dell’empatia, del dono di sé.

Penso al piccolo cuore di Domenico e al cuoricino dei donatori, quei piccoli bambini che non ce l’hanno fatta ma grazie al loro dono hanno consentito ad altre creature di vivere.

Il donatore di Domenico è morto due volte, la prima per la tragedia che l’ha travolto e la seconda quando il suo dono è stato rovinato non consentendo di ridare vita a un altro bambino.

Non ci sono commenti da fare ma solo com-patire le mamme di questi bambini, quella di Domenico senz’altro per la grande speranza che ha nutrito e ha visto sfumare. Per le mamme dei donatori e quelle che attendono quel dono per poter vedere ancora gli occhi dei loro piccoli.

Per Domenico chi ha sbagliato deve pagare, non si possono fare certi errori, è inaudito.

Per tutte le altre mamme e anche i padri, ci mancherebbe, un abbraccio fortissimo.

Questi piccoli bambini che lottano per sopravvivere, che attendono una seconda possibilità dolorosissima perché prevede comunque la morte di qualcun altro, per tutti coloro che si trovano in queste situazioni dovrebbe andare la nostra attenzione. Per chi lo sa fare, la preghiera.

Per tutti il rispetto e la considerazione di quanto la vita sia fragile e bellissima, preziosa e da salvaguardare sempre.

Ciao, piccolo cuore.


14 febbraio 2026

SAN VALENTINO, UNA BUONA OCCASIONE PER PARLARE DI INNAMORATI

 


Chi di noi ha scordato l’emozione del giorno di San Valentino, la speranza di ricevere un bigliettino da parte di chi ci stava a cuore? Mi riferisco al tempo della preadolescenza o adolescenza. La frustrazione se il fatto non accadeva, il desiderio di esserci nel cuore di qualcuno.

I Peanuts di Schulz hanno dato voce a quella frustrazione, quando il povero Charlie Brown attendeva invano la sua Valentina e regolarmente doveva accontentarsi di quella offerta da Snoopy.

Cuori infranti e amore vissuto alla pari, dove era comunque chiaro che si trattava della festa degli innamorati.

Oggi è tutto molto diverso, la giornata di San Valentino è intrisa di messaggi confusivi, amore per tutto e tutti, indistintamente.

Alla scuola dell’infanzia e addirittura al nido vengono proposti cuori e cuoricini per celebrare la giornata, parlando si di amore e di volersi bene, ma spesso confondendo i piani.

Il bambino o la bambina che porta il cuore alla mamma e al papà fa un gesto bellissimo, ma forse dovremmo fare la corretta distinzione.

Può essere la buona occasione per definire l’innamoramento da altre forme di affetto e amore.

Mamma dona al papà il suo bigliettino e viceversa, proviamo a fare educazione sessuale a partire dagli albori. (Naturalmente non sto a fare distinzioni di genere, mamma a mamma o papà a papà va ovviamente bene, intendo la coppia amorosa in quanto tale).

San Valentino è la giornata in cui si regalano rose rosse a profusione e cioccolatini a go-go, è diventata una giornata commerciale dove gongolano i ristoratori che fanno pagare cifre astronomiche per la cenetta romantica.

Ma…quale è la “vera storia” di questo giorno?

Mi piace ripercorrere alcune tappe di questa vicenda che si snoda tra fatti realmente accaduti e leggende.

Valentino era vescovo di Terni, martire sotto l’imperatore Claudio II o Aureliano, le fonti non sono tutte concordi.

Credendo fermamente nell’amore e nella possibilità di congiungere in matrimonio le persone, il vescovo sfidò i divieti e celebrò matrimoni cristiani unendo spesso pagani e cristiani. Per questo motivo venne decapitato sulla via Flaminia il 14 febbraio del 273.

La giornata di San Valentino come protettore degli innamorati è stata istituita molti anni dopo da papa Gelasio I che, preoccupato per i riti pagani molto diffusi, i Lupercalia, giornate dedicate alla purificazione che cadevano a metà febbraio e prevedevano rituali molto particolari con travestimenti e sacrifici di capri e talvolta cani, forse a ricordare l’allattamento di Romolo e Remo da parte di una lupa, il papa pensò di metter fine a tali riti inventando una festa che cadesse nello stesso periodo ma celebrasse l’amore cristiano.

 Nel 1600 si diffusero i primi bigliettini per innamorati chiamati Valentine e nel tardo Ottocento la tradizione approdò in America dove iniziò una vera e propria produzione di massa delle Valentine.

Negli Stati uniti si celebra l’amore per tutto e tutti ma non così negli altri luoghi del mondo.

È comunque una giornata dedicata all’amore e agli innamorati e, come dicevo prima, potrebbe essere una buona occasione per distinguere le varie forme di amore creando un’educazione affettiva importante soprattutto di questi tempi.

07 febbraio 2026

GIORNATA MONDIALE CONTRO BULLISMO E CYBERBULLISMO

 

(L'immagine riproduce la locandina della Regione Lazio)


E' trascorsa decisamente in sordina questa giornata mondiale contro ogni forma di bullismo e cyberbullismo.

Istituita nel 2017 questa giornata vuole essere un segno da tener presente per un fenomeno che non accenna a diminuire.

Gli attacchi dei cyberbulli e bulle sono costanti e non risparmiano compagni e compagne di scuola o di attività sportiva.

Le iniziative per conoscere questo fenomeno sono molte, in quasi tutte le scuole si fanno e si sono fatti percorsi per sensibilizzare i ragazzi e le ragazze ma.

C'è un ma piuttosto significativo.

Il fenomeno bullistico ha caratteristiche molto definite, purtroppo si sta ancora facendo di ogni erba un fascio e si confondono i piani buttando tutto dentro un unico calderone.

Mi riferisco a varie forme di sopruso, prepotenza, anche microcriminalità che non appartengono a questo fenomeno.

Un dato concreto. Alcuni giorni fa ho ascoltato un'intervista dove una dirigente scolastica parlava di un fenomeno di bullismo quando palesemente non si trattava di quello. Mi riferisco al caso di una gruppo di ragazzini, alcuni dei quali minorenni, che hanno attorniato alcuni poliziotti e li hanno minacciati sparando con una pistola scacciacani. Poteva succedere un disastro, fortunatamente nessuno si è fatto male ma si è parlato di bullismo.

La confusione impera e tutto ciò che ha a che vedere con azioni non corrette o violente viene definito tale.

Perchè mi preoccupa questa confusione?

Perchè così facendo anche gli sforzi che si fanno per lavorare sul bullismo vengono azzerati. Se tutto è bullismo non abbiamo scampo. 

Ci sono molti esperti che stanno studiando i vari fenomeni violenti che vedono ragazzini e talvolta bambini protagonisti di atti violenti, stanno studiando i motivi per cui i più giovani sentono sempre più il bisogno di esprimersi in maniera forte e trasgressiva. Potremmo a riguardo fare tante riflessioni e analisi, il punto però è che confondere il bullismo con le risse, le prevaricazioni, le prese in giro, le prepotenze non aiuta nessuno.

Celebrare la giornata contro il bullismo significa comprendere bene la sua complessità, lavorare in maniera inclusiva all'interno delle classi o dei gruppi, spendersi per riconoscere le varie forme di violenza e di conflitto non dando per scontato nulla.

C'è tanta strada da fare.

Una piccola considerazione: come mai i maggiori media non hanno ricordato questa ricorrenza?

Semplice, l'apertura delle olimpiadi ha offuscato tutto il resto e a proposito di apertura delle olimpiadi, Mattarella ha chiesto la tregua a tutti gli stati, la Russia ha risposto prontamente bombardando come non ci fosse un domani.

Che bello il mondo degli adulti, i nostri figli crescono in questo ambiente. Pensiamoci.

06 febbraio 2026

LITTLE MISS SUNSHINE SEMBRAVA UNA FOLLIA, INVECE...


 

Little Miss Sunshine è un film americano uscito nel 2006. Parla di una bambina o meglio di tante bambine sottoposte al massacrante rito dei concorsi di bellezza. Ricordo la tristezza che provai e la costernazione di fronte a tanta violenza. La rubricai come violenza perché quelle bambine non avevano modo di essere tali, tutte intente a vestirsi da pin up per usare un eufemismo, a ore estenuanti davanti agli specchi sotto le mani di abili estetiste, parrucchieri e truccatori.

Dietro il fenomeno, non occorre dirlo, c’erano madri frustrate per non aver raggiunto la fascia da miss oppure convinte di avere la figlia più bella del mondo e dunque essere autorizzata ad esibirla.

Esisteva senza dubbio anche il fenomeno economico e una smania di farsi vedere seppure dietro la maschera di una figlia addobbata come una bambolina troppo cresciuta.

Qualche anno dopo è stato il tempo anche dei maschietti ma ha avuto una eco decisamente inferiore. A rischiare di più sono sempre le donne e donnine.

A che punto siamo oggi?

Non ci sono più madri dietro le quinte, ovvero, le madri e i genitori ci sono sempre nella coscienza o incoscienza di quello che sta accadendo.

Il fenomeno è mutato, non interessa partecipare a sfilate e concorsi (anche se i casting della moda o per la pubblicità sono sempre super affollati), interessa esserci in prima persona.

Instagram è senza dubbio lo strumento più utilizzato, seguito da tik tok, marginalmente Facebook e X.

Ci sono veri e propri tutorial che insegnano alle bambine a truccarsi da grandi- non mi riferisco al Truccabimbi -  ci sono piccole influencer come Sharon o Ginny, Haven Gaza o Pixie Curtis, che catalizzano l’attenzione delle colleghe bambine, e stiamo parlando di scuola primaria.

Non assolviamo ovviamente le case produttrici che sanno il grado di business legato all’infanzia, mi viene in mente Sephora kids o Naj Oleari ma si comincia con i cofanetti gioco dedicati a piccolissime. I prodotti sono lavabili, certamente, ma imitano perfettamente tutto lo skin care adulto.

Voi direte, anche noi rubavamo lo smalto alla mamma, certamente, ma stiamo parlando di altro.

Solo gioco?

Purtroppo, no. A tutti i bambini è sempre piaciuto truccarsi e travestirsi, il carnevale piace tantissimo ma stiamo parlando di qualcosa di molto diverso.

Stiamo parlando di percezione del corpo, di osservazione del volto e del corpo messo in relazione con quello degli altri. Stiamo parlando di modelli a cui ispirarsi e di desideri sul proprio futuro.

Nelle mie consulenza mi è capitato più di un genitore che si chiedeva se fosse lecito accontentare la figlia quattordicenne nel desiderio di aggiungere qualche taglia al proprio seno, così come fare una rinoplastica per avere il naso come quello di ….

Alla domanda su cosa ne pensasse il genitore, emergeva soprattutto la fatica a reggere la frustrazione per “qualcosa di sbagliato” relativo al corpo della figlia. Ho fatto presente che quattordici anni sono davvero molto pochi per modificare un corpo e le madri, perché in realtà sono loro che sono “andate avanti” su questo argomento mi facevano parallelismi con attrici o modelle. Erano quelli i parametri.

Dunque, Little Miss Sunshine non è così lontana, a quanto pare. Quello che sembrava un assurdo si sta rivelando una triste normalità.

Bambine di terza, quarta della scuola primaria che sognano di avere i capelli di questa, le gambe di quella, il seno della terza e si truccano per avere lo sguardo dell’altra.

È la percezione di sé il problema e a questa età si sta appena formando.

Cosa fare? Parlare con i figli del proprio corpo, accettarsi per quello che si è valorizzando gli aspetti belli e capendo che l’estetica è importante ma è necessario imparare a guardare e conoscere il “dentro”. Certo, direte voi, si deve iniziare dal mondo adulto, come del resto tutto quello che concerne l’educazione ma anche un’attenzione a ciò che fanno sui social è sempre doveroso. Non è solo “gioco da bambine” stare ore davanti a un tutorial di trucco, sta diventando molto di più. Esserne consapevoli può aiutare a stare dentro un’età, ovvero riprendere il senso dell’essere bambini e bambine.

27 gennaio 2026

27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA (1)

 

Arriva ogni anno e si aprono sempre nuove considerazioni.

Le nuove generazioni riescono a capire sempre meno quello che è accaduto, ovviamente quando non si fa esperienza si fa fatica a sentir vibrare alcune corde.

La Shoah è stata la pagina della storia più atroce mai esistita.

La domanda sull’essere umano sorge spontanea, non si può pensare che dei simili possano perpetrare tali violenze in maniera sistematica, ragionata, consapevole nei confronti di altri simili.

Poche sere fa ho visto un film, “La zona d’interesse” per la regia di Jonathan Glazer.

Quello che colpisce di più di quel film è la rappresentazione di una realtà come è effettivamente esistita, la capacità di vivere serenamente pensando alla propria famiglia, ai propri bambini, alla casa con giardino di un comandante delle SS.

Il campo di concentramento confinava con la casa di questa famiglia, i rumori del campo si udivano giorno e notte e ciononostante la vita continuava come niente fosse, con le feste in piscina, i ricevimenti, la preoccupazione per la colazione abbondante, la servitù maltrattata.

La cosa più sconvolgente, a mio avviso, è la drammatica realtà: oggi un po’ tutti siamo portati a lasciarci scorrere addosso le atrocità, stiamo a guardare dalla finestra e così facendo rischiamo di perdere il contatto con la parte più significativa di noi stessi, la nostra capacità di essere umani.

E’ un film che a mio avviso andrebbe fatto vedere alle scuole secondarie di secondo grado proprio per fare un parallelismo tra l’indifferenza e ”I CARE” di don Milani.

Un’altra considerazione che mi viene spontanea è legata all’antisionismo che impera.

C’è una tale confusione determinata dall’ignoranza (almeno spero sia questo) che fa confondere l’accaduto durante la Shoah e il popolo israeliano. Come dire: visto quello che ha subito il popolo ebreo come è possibile che faccia quello che sta facendo in Palestina? 

Alcuni amici di religione ebraica mi dicono che hanno paura a portare la kippah per paura, perché vengono confusi con gli israeliani (o meglio con quegli israeliani che si trovano in accordo con Netanyahu, perchè moltissimi non lo sono). Subiscono ingiurie, minacce, discriminazioni.

Fare di ogni erba un fascio porta alle intolleranze estreme, alla violenza, alla visione di un nemico a prescindere. Per questo serve educare, far conoscere, parlare di questi argomenti non solo il 27 gennaio.

Mi piace concludere con una frase di una delle persone che ammiro più di ogni altra, Etty Hillesum. Lei, nel suo diario, vivendo la persecuzione e in procinto di essere internata, voleva assolutamente distinguere la persona dai carnefici, non ammetteva di generalizzare pensando che tutti i tedeschi fossero indistintamente criminali e addirittura voleva trovare una scintilla di bontà anche in chi si trovava nel campo a eseguire ordini. 

Ma Etty, si sa, era il “cuore pensante” del campo. Dovremmo leggerla tutti.

(1(1)   L’illustrazione è di Antonella Martino


STELLA STELLINA

  Stella stellina la notte si avvicina, agganciamo subito il ricordo delle volte in cui l’abbiamo cantata ai nostri bambini. I genitori cert...