Little Miss Sunshine è un film americano uscito nel 2006. Parla
di una bambina o meglio di tante bambine sottoposte al massacrante rito dei
concorsi di bellezza. Ricordo la tristezza che provai e la costernazione di
fronte a tanta violenza. La rubricai come violenza perché quelle bambine non
avevano modo di essere tali, tutte intente a vestirsi da pin up per usare un
eufemismo, a ore estenuanti davanti agli specchi sotto le mani di abili estetiste,
parrucchieri e truccatori.
Dietro il fenomeno, non occorre dirlo, c’erano madri
frustrate per non aver raggiunto la fascia da miss oppure convinte di avere la
figlia più bella del mondo e dunque essere autorizzata ad esibirla.
Esisteva senza dubbio anche il fenomeno economico e una
smania di farsi vedere seppure dietro la maschera di una figlia addobbata come
una bambolina troppo cresciuta.
Qualche anno dopo è stato il tempo anche dei maschietti ma
ha avuto una eco decisamente inferiore. A rischiare di più sono sempre le donne
e donnine.
A che punto siamo oggi?
Non ci sono più madri dietro le quinte, ovvero, le madri e i
genitori ci sono sempre nella coscienza o incoscienza di quello che sta
accadendo.
Il fenomeno è mutato, non interessa partecipare a sfilate e
concorsi (anche se i casting della moda o per la pubblicità sono sempre super
affollati), interessa esserci in prima persona.
Instagram è senza dubbio lo strumento più utilizzato,
seguito da tik tok, marginalmente Facebook e X.
Ci sono veri e propri tutorial che insegnano alle bambine a
truccarsi da grandi- non mi riferisco al Truccabimbi - ci sono piccole influencer come Sharon o Ginny,
Haven Gaza o Pixie Curtis, che catalizzano l’attenzione delle colleghe bambine,
e stiamo parlando di scuola primaria.
Non assolviamo ovviamente le case produttrici che sanno il
grado di business legato all’infanzia, mi viene in mente Sephora kids o Naj
Oleari ma si comincia con i cofanetti gioco dedicati a piccolissime. I prodotti
sono lavabili, certamente, ma imitano perfettamente tutto lo skin care adulto.
Voi direte, anche noi rubavamo lo smalto alla mamma,
certamente, ma stiamo parlando di altro.
Solo gioco?
Purtroppo, no. A tutti i bambini è sempre piaciuto truccarsi
e travestirsi, il carnevale piace tantissimo ma stiamo parlando di qualcosa di
molto diverso.
Stiamo parlando di percezione del corpo, di osservazione del
volto e del corpo messo in relazione con quello degli altri. Stiamo parlando di
modelli a cui ispirarsi e di desideri sul proprio futuro.
Nelle mie consulenza mi è capitato più di un genitore che si
chiedeva se fosse lecito accontentare la figlia quattordicenne nel desiderio di
aggiungere qualche taglia al proprio seno, così come fare una rinoplastica per
avere il naso come quello di ….
Alla domanda su cosa ne pensasse il genitore, emergeva
soprattutto la fatica a reggere la frustrazione per “qualcosa di sbagliato”
relativo al corpo della figlia. Ho fatto presente che quattordici anni sono
davvero molto pochi per modificare un corpo e le madri, perché in realtà sono loro
che sono “andate avanti” su questo argomento mi facevano parallelismi con
attrici o modelle. Erano quelli i parametri.
Dunque, Little Miss Sunshine non è così lontana, a quanto
pare. Quello che sembrava un assurdo si sta rivelando una triste normalità.
Bambine di terza, quarta della scuola primaria che sognano
di avere i capelli di questa, le gambe di quella, il seno della terza e si
truccano per avere lo sguardo dell’altra.
È la percezione di sé il problema e a questa età si sta
appena formando.
Cosa fare? Parlare con i figli del proprio corpo, accettarsi
per quello che si è valorizzando gli aspetti belli e capendo che l’estetica è
importante ma è necessario imparare a guardare e conoscere il “dentro”. Certo,
direte voi, si deve iniziare dal mondo adulto, come del resto tutto quello che
concerne l’educazione ma anche un’attenzione a ciò che fanno sui social è
sempre doveroso. Non è solo “gioco da bambine” stare ore davanti a un tutorial
di trucco, sta diventando molto di più. Esserne consapevoli può aiutare a stare
dentro un’età, ovvero riprendere il senso dell’essere bambini e bambine.