Arriva ogni anno e si aprono sempre nuove considerazioni.
Le nuove generazioni riescono a capire sempre meno quello che è accaduto, ovviamente quando non si fa esperienza si fa fatica a sentir vibrare alcune corde.
La Shoah è stata la pagina della storia più atroce mai esistita.
La domanda sull’essere umano sorge spontanea, non si
può pensare che dei simili possano perpetrare tali violenze in maniera
sistematica, ragionata, consapevole nei confronti di altri simili.
Poche sere fa ho visto un film,
“La zona d’interesse” per la regia di Jonathan Glazer.
Quello che colpisce di più di
quel film è la rappresentazione di una realtà come è effettivamente esistita,
la capacità di vivere serenamente pensando alla propria famiglia, ai propri
bambini, alla casa con giardino di un comandante delle SS.
Il campo di concentramento
confinava con la casa di questa famiglia, i rumori del campo si udivano giorno
e notte e ciononostante la vita continuava come niente fosse, con le feste in piscina, i ricevimenti, la preoccupazione per la colazione abbondante, la servitù maltrattata.
La cosa più sconvolgente, a mio
avviso, è la drammatica realtà: oggi un po’ tutti siamo portati a lasciarci
scorrere addosso le atrocità, stiamo a guardare dalla finestra e così facendo
rischiamo di perdere il contatto con la parte più significativa di noi stessi,
la nostra capacità di essere umani.
E’ un film che a mio avviso
andrebbe fatto vedere alle scuole secondarie di secondo grado proprio per fare
un parallelismo tra l’indifferenza e ”I CARE” di don Milani.
Un’altra considerazione che mi viene spontanea è legata all’antisionismo che impera.
C’è una tale confusione determinata dall’ignoranza (almeno spero sia questo) che fa confondere l’accaduto durante la Shoah e il popolo israeliano. Come dire: visto quello che ha subito il popolo ebreo come è possibile che faccia quello che sta facendo in Palestina?
Alcuni amici di religione ebraica mi dicono che hanno paura a portare la kippah per paura, perché vengono confusi con gli israeliani (o meglio con quegli israeliani che si trovano in accordo con Netanyahu, perchè moltissimi non lo sono). Subiscono ingiurie, minacce, discriminazioni.
Fare di ogni erba un fascio porta
alle intolleranze estreme, alla violenza, alla visione di un nemico a
prescindere. Per questo serve educare, far conoscere, parlare di questi
argomenti non solo il 27 gennaio.
Mi piace concludere con una frase di una delle persone che ammiro più di ogni altra, Etty Hillesum. Lei, nel suo diario, vivendo la persecuzione e in procinto di essere internata, voleva assolutamente distinguere la persona dai carnefici, non ammetteva di generalizzare pensando che tutti i tedeschi fossero indistintamente criminali e addirittura voleva trovare una scintilla di bontà anche in chi si trovava nel campo a eseguire ordini.
Ma Etty, si sa, era il “cuore pensante”
del campo. Dovremmo leggerla tutti.
(1(1) L’illustrazione
è di Antonella Martino

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