A che cosa può servire un attacco preventivo? A scongiurare un’epidemia, allora si usano i vaccini; a impedire un’ignoranza, allora si avviano percorsi di formazione ed educazione; a sconfiggere una malattia devastante, allora si avviano cicli di farmaci intelligenti.
Oggi è la giornata mondiale delle malattie rare, oggi ci
sarebbe stato bisogno di un attacco preventivo di quelli che consentano di dare
fondi alla ricerca, dare speranza alle tante famiglie che si trovano a fare i
conti con malattie poco conosciute e dunque con il dubbio atroce di trovare una
cura adeguata.
Attacco preventivo invece, nella notizia di questa mattina,
è quello che gli Stati Uniti hanno sferrato contro l’Iran. Tra l’altro, e non
so se sia un caso, a morire sono state almeno 60 studentesse di una scuola femminile
a Minab.
Ce ne sono anche altri di morti e un sacco di feriti , ci
mancherebbe, è solo l’inizio.
In un brano del Qoèlet si legge più o meno: “A che serve
darsi da fare, lottare sotto il cielo se l’oggi è uguale a ieri?” Se non
impariamo mai nulla, se usiamo le risorse per distruggere invece che per
curare, a che serve tutto questo?
Ognuno di noi ha una guerra da combattere e potrebbero
bastare quelle per attivarci verso un domani consapevole.
Mi chiedo spesso, ed è una domanda priva di ogni significato
perché non ha risposte: i “grandi” della terra, i depositari della ricchezza e
del potere non hanno famiglia? Non hanno affetti? Non sono interessati al
domani per i propri cari?
Tutti narcisi pregni della loro voglia di prevalere e dominare,
incuranti del prossimo, del genere umano e animale. Incuranti della vita.
Cercare di lavorare per costruire la pace, ed è tutta la
vita che sto cercando assieme a tante belle persone di lavorare per questo,
significa mettere l’uomo e il creato al primo posto, significa non accettare la
violenza, lavorare per sconfiggere quei mali che arrivano senza preavviso ma
potrebbero essere curati attraverso nuove cure, nuovi farmaci, nuovi protocolli,
nuovi stanziamenti di denaro.
La giornata di oggi è proprio la meno adatta a leggere l’attacco
preventivo contro una nazione, ma tanto, chi se ne importa? Anche se le persone
di buonsenso cercano di fare una vita dignitosa ed empaticamente collegata ai
propri simili, che gliene importa a quegli assassini che detengono il potere?
La malattia non certo rara ma più devastante del nostro oggi
è la guerra e per quella mi pare non esistano antidoti né cure possibili.

Nessun commento:
Posta un commento