07 marzo 2026

SEI NONNA O FAI LA NONNA?

 

Non ho ancora scritto nulla su questo blog relativo al mio penultimo libro “Da madre a nonna”(Edizioni la Meridiana). Oggi pomeriggio lo presento grazie all’invito di Lucia Vinzi al  Circolo Culturale di Sdraussina.

Nelle presentazioni mi è capitato di rispondere alle domande più disparate, ho raccolto molte confessioni da parte di colleghe nonne e se potessi dividere tali interventi li collocherei su due piani distinti.

Ci sono le nonne devotissime e molto frustrate, ci sono le nonne scelgono di fare le nonne a tempo. Quest’ultima categoria è davvero molto scarna, con sensi di colpa perché la richiesta da parte dei figli sarebbe molto più alta di quello che loro scelgono di poter dare loro.

Mi chiedo: esiste un giusto modo di essere nonna?

Perché è così difficile trovare quell’equilibrio che consenta di essere nonne continuando serenamente a fare la propria vita di donne che sanno prendersi un tempo per sé, coltivare i propri interessi, le attività sportive, le amicizie, il tempo libero?

Sembra che la nonna debba essere totalmente a disposizione o se non lo è, perché sta lontano o non viene richiesta, il rapporto con i figli si deteriora in qualche modo.

Sono scarsi gli esempi di nonne a tempo serene e figli consapevoli della risorsa di quel tempo messo a disposizione.

Mi sono chiesta molte volte quanto l’educazione ricevuta faccia la differenza, quanto il ruolo della donna ancorato saldamente al concetto di cura blocchi talvolta la possibilità di esprimersi in modo diverso.

Nonne ingabbiate, è questo che colgo nella maggior parte dei casi.

Posso fare esempi molto banali che fanno parte di una quotidianità spicciola.

Scorsa settimana, sono a passeggio con il mio piccolo nipotino, lui sta dormendo beatamente nel passeggino, incrocio una signora che lo guarda estasiata e poi mi chiede se tengo io regolarmente i nipoti. Rispondo di essere una nonna a tempo (mi scappava di dire felice ma non ho esagerato): Lei dice di essere completamente devastata di nipoti, ne ha due ma le sciroppano la vita. Non riesce più ad avere un solo minuto per sé.

Ascolto e non faccio domande, non sto lavorando, sto semplicemente facendo una passeggiata con il mio nipotino. Sorrido e passo oltre. La signora è piuttosto trascurata, spettinata, il volto stanco, i vestiti poco curati.

Mezzo chilometro oltre una seconda signora si ferma a guardare il piccolo (in effetti è proprio belleo), mi dice di avere anche lei nipoti però, dice, da quando la figlia ha messo al mondo i nipotini la sua vita è praticamente finita. Talvolta, mi dice, addirittura la domenica me li consegna.

Non lavora, dice che da quando è in pensione è tanto più stanca di prima.

Solo due esempi accaduti nell’arco di un’ora ma potrei andare avanti anche raccogliendo le consulenze che spesso vedono nonne chiedere aiuto.

Cosa succede? La mia generazione ha privato i figli della capacità di arrangiarsi? Npon ha saputo gestire se stessa capendo l’importanza del tempo per sé? E’ tutta colpa del welfare?

Vediamo se oggi pomeriggio tornano anche questi argomenti.

Da parte mia, come “nonna a tempo” sono pienamente felice, innamorata dei miei nipoti, innamorata dei miei figli ma ancora molto innamorata del mio compagno e di me stessa.


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