Vorrei uscire dalla retorica, dalle
frasi fatte e da tutte le celebrazioni che il’8 marzo vengono fatte un po’ ovunque,
quasi ci fosse una sorta di obbligo morale e culturale.
Noi donne non abbiamo bisogno di essere
menzionate come “speciali”, un piccolo esempio: stamane è stato evidenziato
alla Rai Regione il fatto che un’indagine è stata condotta da 3 donne. Si
voleva celebrare l’8 marzo e per questo è stata sottolineata questa cosa? Oppure
finalmente le donne sono tanto brave da potersela cavare anche senza i maschi?
Non lo so, una cosa è certa, è
necessario che tutti si mettano in testa che la parità di genere non è la
questione di un giorno solo, va costruita nel quotidiano attraverso i gesti,
le parole, le azioni, i salari equi, il riconoscimento delle differenze nell’uguaglianza.
Noi donne – e spero di parlare per molte
– non vogliamo imitare i modelli maschili, io non vorrei essere chiamata al
maschile come la presidente del consiglio che si offende se non la si appella
come IL presidente.
Noi donne vorremmo che la stampa colga l’importanza
delle parole, il modo con cui vengono date le notizie.
Vorremmo che la politica non faccia
passi indietro, che si tocchi una legge già fragile di suo. Noi donne vorremmo
rispetto in quanto esseri umani così come ci deve essere rispetto per bambini,
uomini, mondo vivente.
Ma…ero partita dalla mimosa che non
sfiorisce. L’immagine che ho scelto è una foto di un mazzolino di mimosa che la
mia più cara amica, la Rosy, mi ha regalato almeno cinque anni fa. E’
confezionata all’uncinetto da una donna, bravissima con le mani. Non conosco il
suo nome ma la ricordo perché quel mazzolino campeggia sulla mia libreria. E’
lì a ricordarmi molte cose per me importanti: l’affetto della mia amica, il
simbolo della mimosa, la cura e l’abilità del lavoro femminile, il monito a non
mollare, a lottare per un mondo più giusto, per il riconoscimento dei diritti
dell’essere umano, per la libertà intesa in tutti i sensi, anche di vestirsi
come ci piace, di truccarci o di uscire in tuta da ginnastica, di esprimere il
nostro parere e di dire NO o di tacere, perché non sempre si riesce a dire no
quando subentra la paura. Oppure si può cambiare idea perché l’autodeterminazione
del corpo è faccenda solo nostra. E faccio esplicito riferimento alla riforma di
legge proposta dalla Bongiorno.
Il mazzolino di mimosa che non sfiorisce vuole essere l'augurio a tutte noi e a tutti quegli uomini, e fortunatamente sono molti che ci supportano e ci aiutano a credere che il cambiamento ci può essere se lavoriamo tutti assieme con scelte coerenti e concrete, con la cultura da rifondare, con la politica da valorizzare. Insieme si può

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