Trieste, 22 giugno 2020. Dopo la stretta causata dal lockdown Giulia, psicoterapeuta triestina, riapre il suo studio. La città sembra riprendere pian piano vita e con lei le storie dei pazienti che, uno dopo l’altro, tornano a incontrare la terapeuta in presenza.
Tutta la vicenda si snoda nell’arco di una giornata e Giulia, nella pausa
pranzo ripercorre alcune vie della città, occasione per riandare con la memoria
alla sua storia, all’incontro con l’uomo della sua vita, con spazi e luoghi che
l’hanno vista felice o inquieta.
Il passato ritorna costantemente e il gomitolo in copertina, opera di
Andrea della GAM grafica, richiama Bergson con il suo intrecciare ieri con l’oggi.
I pazienti di Giulia, infatti, continuano a fare i conti con il passato che
non scompare affatto, ma si accumula costantemente ed è sempre presente.
Giulia ha il compito di accompagnare a scoprire l’unicità di un presente
che ha la capacità di contenere il passato senza per questo esserne vittime. La
guarigione sta proprio in questa integrazione.
Un elemento fondante della narrazione è dato però dalla figura di Amos, alpinista,
geologo, una vita fatta di montagna, ricerca di senso e contraddizioni.
Cosa ha a che vedere Amos con la terapeuta?
Non possiamo svelare troppo perché l’intreccio ha talvolta i contorni di
un giallo senza commissariati di polizia. Sta a Giulia indagare ma possiamo
dire da subito che Amos non è un suo paziente. Dunque?
La trama è costruita con cura, non si vorrebbe mai smettere di leggere perché
si ha il desiderio di scoprire di più, di capire dove vanno a parare le vite di
questi personaggi che sono normalissimi nella loro straordinarietà: potremmo
essere tranquillamente noi.
Il lettore si sente interpellato da una realtà che potrebbe essere la sua
o quella di una vicina di casa.
L’autrice mastica bene la materia psicologica e mi viene da dire anche
quella filosofica e letteraria. Le citazioni che aprono i capitoli, infatti, fanno
comprendere un amore per la letteratura e in particolare per alcuni autori,
come Magris, che diventa in qualche modo parte della storia con le sue opere.
E poi c’è il mare, quello del Golfo di Trieste, quello di Salvore in Croazia
e quello della Sicilia.
E la scala? Giulia ne vede una il primo giorno e poi…
Maura Pontoni

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