Farsi male è una delle ultime letture che ho fatto.
Lingiardi è un autore per me importante non solo per il suo modo di porre le
questioni, mettendo in sintonia i maestri con il presente, ma per la capacità
di arrivare direttamente ai temi cosicchè le sue parole giungono a bersaglio
per il semplice motivo che parla di ognuno di noi.
Non è un autore semplice ma riesce a rendere masticabile
ogni concetto che propone.
In questo “Farsi male” si esplora il masochismo. Prima cosa
molto importante, ci aiuta a uscire da quel preconcetto che ha da sempre
collocato il masochismo in una sorta di patologia fortemente collegata alla
sessualità.
I vari masochismi qui presentati parlano del nostro
quotidiano, ci appartengono tutti, chi più chi meno.
Farsi male non è solo tagliarsi, ferirsi o farsi frustare.
Farsi male è spesso non rendersi conto di essere dentro storie asfittiche o
tossiche, lavorare in ambienti in cui ci si sente intrappolati, essere dentro
logiche che apparentemente ci agganciano e ci impediscono di essere finalmente
noi stessi.
L’esplorazione individuale è interessantissima,
personalmente ho ritrovato molto della mia storia e sono riuscita a capire
meglio i passi che ho fatto per uscire da alcune logiche. Mi sono sentita
fortunata di aver visto in anticipo determinati ingorghi che rischiavano di
affossarmi.
Lingiardi ci conduce per mano senza giudizio, ci aiuta a
comprendere che talvolta il nostro malessere può dipendere da noi e dalla
nostra incapacità di dare un taglio a determinate situazioni.
Il masochismo vero e proprio viene esplorato ma non è certo
il punto centrale del libro. E’ una delle tante forme più o meno malate di
rapporti non proprio costruttivi.
Ho trovato molto interessante la parte finale dove si parla
di masochismo collettivo, credo che nessuno di noi possa chiamarsi fuori. La
storia recente ci ha fornito indicazioni possibili per non ricaderci ma in
realtà, a quanto pare, non sono state tenute conto e forse a causa del sottile
masochismo collettivo la nostra società sembra molto incline a tuffarsi
nuovamente dentro storie già annusate ma non per questo rifiutate.

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